domenica 7 giugno 2009

La Federazione dei Comunisti anarchici



FIRENZE, 7 GIUGNO 2009
CONVEGNO SUI COMUNISTI ANARCHICI IN ITALIA
NEL 90° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE
DELLA UNIONE COMUNISTA ANARCHICA D’ITALIA


La Federazione dei Comunisti Anarchici

La Federazione dei Comunisti Anarchici, è la più longeva e recente esperienza organizzativa e politica dei comunisti anarchici in Italia.
Essa è il lascito storico dell’evoluzione di un tormentato processo di esperienze politiche ed organizzative, regionali e nazionali, di cui sono stati protagonisti diverse centinaia di attivisti e militanti comunisti anarchici, comunisti libertari, formatisi nella temperie di lotte di classe in Italia del decennio 1968-1977. In particolare dal 1972 e fino al tutto il 1977 fervono iniziative e dibattiti sulla necessità di un’organizzazione politica nazionale comunista anarchica che raccogliesse le esperienze politiche in corso e che offrisse un approdo alternativo –all’interno di un movimento anarchico poco dinamico a fronte del movimento di classe che attraversava il paese- ai tanti anarchici impegnati nell’intervento sindacale nei posti di lavoro, nel territorio, nelle lotte sociali diffuse del periodo. Bisognerà attendere però la prima metà degli anni '80 per veder maturare le condizioni per l'aggregazione in un'organizzazione nazionale dei militanti comunisti anarchici più determinati e consapevoli della necessità di un simile approdo. E’ su queste basi che nasce la FdCA. E quando nasce, porta già con sé il bagaglio teorico-strategico accumulato in 15 anni, le esperienze maturate e mutuate dai tanti protagonisti di quel periodo. Se –infatti- in gran parte la FdCA nasce dalla confluenza dell’Organizzazione Rivoluzionaria Anarchica (che da alcuni anni aveva iniziato a sperimentare una dimensione nazionale) e dell’Unione dei Comunisti Anarchici Toscani, il patrimonio politico, organizzativo e culturale è in gran parte quello stesso che ha appassionato realtà anarchiche importanti in quegli anni come l’Organizzazione Anarchica Ligure –di cui vorrei ricordare il nostro Franco Salomone di Savona scomparso un anno fa-, l’Organizzazione Anarchica Marchigiana –ed anche qui vorrei ricordare il compagno Cesare Tittarelli di Jesi, anch’egli scomparso nel 2008-, il Movimento Comunista Anarchico Bergamasco, l’Organizzazione Comunista Libertaria di Milano, il gruppo Kronstadt di Napoli, la Federazione Comunista Anarchica emiliana, la Federazione Comunista Libertaria di Roma, le organizzazioni comuniste libertarie della Toscana e tanti altri gruppi –che scuserete se non menziono tutti- protagonisti di lotte, di elaborazione politica, di progettualità comunista e libertaria.
E’ questa di oggi, quindi, una buona occasione per ricordare e ringraziare tutti quei compagni e quelle compagne, quei gruppi e quelle organizzazioni che fin dalla fine degli anni '60 dello scorso secolo, in tutta Italia, hanno contributo a quel movimento ed a quel dibattito politico in cui la FdCA affonda le sue radici e di cui sta cercando di recuperare i contributi più significativi, per il loro valore storico e politico. Storie, elaborazioni, esperienze di lotta rappresentative degli sforzi di quella "meglio gioventù" che cercava di riportare il movimento anarchico organizzato al suo posto ed al suo ruolo propositivo e rivoluzionario nella società. Tra i lavoratori e le lavoratrici, nelle lotte, nella costruzione collettiva di un futuro di uguaglianza e libertà.
Certo, nel 1985 sono solo poche decine i militanti che danno vita alla FdCA: una scelta che avviene quasi in controtendenza in una situazione calante del conflitto di classe e in una fase di profonda ristrutturazione capitalistica che va modificando tanto i rapporti di produzione quanto le relazioni
sociali, ma anche una scelta resa necessaria proprio dall'esigenza di lettura della nuova fase capitalistica e della riorganizzazione delle forze di opposizione comuniste e libertarie per una ripresa delle lotte sociali.
Le basi politiche su cui nasce, si sviluppa ed agisce la FdCA sono semplici ed al tempo stesso impegnative: analisi materialistica delle condizioni concrete di sfruttamento e di dominio, intervento dei comunisti anarchici radicato nel territorio e nelle organizzazioni di massa dei lavoratori, unità teorico-strategica dell'organizzazione e suo agire come soggetto politico autonomo e visibile nella società.
La sua evoluzione politica è di evidente lettura attraverso i 7 congressi tenuti finora. Dal primo congresso del 1985, a Cremona fino al IV Congresso del 1994 a Firenze, la FdCA si muove ancora timidamente, con lo sguardo rivolto alla fucina degli anni ’70, eppure affronta e si impegna in passaggi cruciali della storia italiana, quali la battaglia sindacale contro la riduzione della scala mobile dei salari, la lotta ambientalista contro le centrali nucleari, la lotta anticlericale contro il nuovo Concordato e il sostegno politico-organizzativo dato al Meeting Anticlericale di Fano. Non esiterà ad entrare nell'agone politico, sostenendo sia il referendum per l'abrogazione della legge che tagliava la scala mobile, che quelle per la chiusura delle centrali nucleari.
La caduta dei regimi socialisti autoritari dell'est europeo implica un nuovo sguardo nell'analisi del capitalismo internazionale, di cui viene verificata la tendenza a-nazionale, già ipotizzata nel movimento comunista anarchico nel 1976, ad una strategia di movimento dei flussi finanziari e delle merci senza orario e senza bandiera.
Si "apre" alle prime istanze di auto-organizzazione del sindacalismo di base (movimento dei comitati di base). Vengono messi in luce i primi interventi di modifica dei rapporti di produzione, compaiono i primi riferimenti analitici alla tendenza alla precarizzazione, alla flessibilità, allo sfruttamento dei migranti, alla necessità di aggregazioni autonome dei nuovi soggetti.
. I processi di "globalizzazione" sono già avvertiti e con essi quelli di deindustrializzazione e di declino del capitalismo di rischio. Ne discende una profonda critica alle scelte concertative del sindacato confederale italiano e quindi un rilancio della lotta salariale e per la democrazia sindacale, giocata sul ruolo degli attivisti anarchici nella CGIL e nei sindacati di base, ormai visti sempre più come spezzoni di classe organizzati. Netta è anche la scelta tattica di difesa delle parti della Costituzione nate dalla Resistenza di fronte agli attacchi ed ai tentativi di smantellamento sia formale che materiale dei diritti e delle libertà aggrediti dalla nuova destra che sorge in Italia nei primi anni '90. Viene rilanciato l'intervento nei movimenti sociali a cominciare dai migranti e dalle donne -entrambi spinti ai margini della società dal nuovo governo capitalistico della società.
Ma è col 5° Congresso del 1997 a Firenze che inizia un nuovo periodo per la FdCA, la quale punta ad entrare nel XXI secolo come proposta politica lanciata ai protagonisti contemporanei delle lotte anticapitaliste ed antiautoritarie che si stanno per diffondere nel passaggio di secolo. Viene elaborato il Programma Minimo dei Comunisti Anarchici. Si tratta di uno sforzo analitico e propositivo che rilancia la FdCA come referente politico prima ed organizzativo poi per giovani e più maturi compagni che scoprono il comunismo anarchico e la FdCA quale casa ed approdo per una azione politica incisiva e concreta.
La FdCA riesce così ad essere protagonista nelle lotte contro la cosiddetta "globalizzazione" e gli effetti che da essa derivano sulla condizione del lavoro e della società, contribuendo alla realizzazione delle Marce Europee contro la disoccupazione, la precarietà e l'emarginazione. Molto

forte è l'iniziativa antimilitarista contro la guerra in Kossovo, altrettanto quella contro gli attacchi allo Statuto dei Lavoratori.
La FdCA aderisce alla rete di Solidarietà Internazionale Libertaria, costituita da sindacati ed organizzazioni politiche "sorelle" in tutto il mondo, per progetti di sostegno alle lotte ed agli organismi popolari di base.
I congressi del 2004 e del 2006 raccolgono i frutti si del lavoro degli anni precedenti, che hanno prodotto grandi cambiamenti e novità nella FdCA, la quale pur restando una piccola realtà nell'ambito della sinistra rivoluzionaria, registra una forte fase di espansione geografica e numerica. La nascita di un sito web della Federazione, il rilancio della propaganda, l'intensificarsi dell'azione politica sia nazionale che locale, portano all'organizzazione dei comunisti anarchici nuove e giovani forze..
A livello sindacale si consolida la nuova linea della costruzione del "sindacalismo conflittuale a prassi libertaria" quale metodo di azione e interazione degli attivisti sindacali anarchici e libertari; viene costruito un ambito di lavoro e di intervento dedicato alla "politiche ed etiche di genere". La FdCA si dota di una rivista di politica, cultura e arte denominata "Antipodi" e di un foglio telematico denominato "Alternativa Libertaria".
A tutt'oggi è presente in Liguria, Lombardia, Emilia, Veneto, Friuli, Marche, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria, con presenze anche in Svizzera e Portogallo.
La cospicua mole di elaborazione teorica e politica prodotta in questi 24 anni è oggi disponibile sul sito multilingue della FdCA e contribuisce alla progettualità delle altre organizzazioni comuniste anarchiche nel mondo.
La FdCA fa anche parte del comitato redazionale del portale comunista anarchico internazionale e multilingue www.anarkismo.net.
Infine, chi oggi volesse cercare nella FdCA una sorta di rapporto genetico col movimento comunista anarchico degli anni ’70, con la Piattaforma dei Comunisti Anarchici del 1926 o anche con l’Unione Comunista Anarchica d’Italia del 1919, si perderebbe in disquisizioni quantitative e qualitative del tutto inutili dal punto di vista storico e politico. Con quelle esperienze tutti noi abbiamo un debito. Nelle continuità e discontinuità storiche vanno perciò ricercate le premesse di un’identità caratteristica e di un progetto politico rivoluzionario che persiste: l’identità caratteristica di anarchici organizzati su posizioni di classe, il progetto politico rivoluzionario di unità degli/lle sfruttati/e per una società di libere/e ed uguali.

Oggi come ieri.

Donato Romito
Firenze, 7 giugno 2009

sabato 6 giugno 2009

Comunicato congiunto dalle organizzazioni comuniste anarchiche europee

Elezioni europee: solo la lotta paga!

Dal 4 al 7 giugno gli elettori europei saranno chiamati a votare per scegliere chi li "rappresenterà" nel Parlamento Europeo.

Come comunisti anarchici, noi non riteniamo che le elezioni possano portare a dei cambiamenti reali, dato che preferiamo la democrazia diretta al posto della democrazia rappresentativa. In altre parole, preferiamo che le decisioni che riguardano tutti i lavoratori siano discusse ed adottate dagli stessi lavoratori, collettivamente.

Il funzionamento e gli scopi dell'Unione Europea sono del tutto opposti al modello autogestionario e quindi anche agli interessi popolari e dei lavoratori. I leader europei disprezzano a tal punto il popolo che, sebbene possano chiedere la nostra opinione, la sola risposta concessa è quella che fa sua la linea politica della UE, linea che è già stata decisa altrove. Basti pensare al rigetto popolare tramite referendum del Trattato che stabiliva la Costituzione Europea, verificatosi nei paesi della UE in cui si è votato.

Il ruolo del Parlamento Europeo è coerente col sistema che difende gli interessi della classe capitalista. I vertici della UE (la Commissione, il governatore della Banca Europa, ecc.) non sono soggetti ad alcun controllo democratico e sono pesino liberi di difendere i loro interessi contro gli interessi della classe lavoratrice. Lo si vede nella violenza delle politiche di liberalizzazione e di privatizzazione che sono state messe in atto, e nell'austerità monetaria e di bilancio (lanciata col trattato di Maastricht). Nell'attuale periodo di crisi, tali politiche provocano solo ulteriori sofferenze alla classe lavoratrice. Non c'è stato nessun minimo allentamento degli stretti vincoli del Patto di Stabilità, con cui si impongono livelli molto bassi di spesa e di deficit pubblico. E sebbene la Banca Centrale Europea si dica favorevole ad un allentamento dell'austerità monetaria, quello che poi fa è talmente limitato che potrà solo contribuire ad approfondire la crisi in Europa.

L'Unione Europa è una macchina da guerra che viene usata contro i diritti sociali e contro i lavoratori, specialmente contro i lavoratori immigrati: dumping sociale, taglio dei "costo del lavoro", "libera e distorta competizione", caccia agli immigrati, confini chiusi, cooperazione tra le polizie, e così via.

Perciò l'Unione Europa non è un'istituzione neutrale che ha bisogno di un qualche "rimodellamento" della sue politiche - essa è invece al pieno servizio istituzionale del potere capitalista per servire i padroni ed i banchieri.

L'elezione del Parlamento Europeo non cambierà questa situazione in nessun modo. Solo le lotte sociali unitarie di tutti i lavoratori europei in un ampio movimento sociale europeo possono fermare queste politiche ed incoraggiare la crescita di una forza rivoluzionaria contro il capitalismo e le sue istituzioni, per costruire un'altra società.

Una società basata su reali ideali internazionali di libertà, uguaglianza e solidarietà.

Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
Alternative Libertaire (Francia)
Workers Solidarity Movement (Irlanda)
Liberty and Solidarity (Regno Unito)

2 giugno 2009

mercoledì 3 giugno 2009

ASTENSIONISMO RIVOLUZIONARIO LIBERTARIO


Per un'Europa dei popoli e
dei lavoratori europei e migranti

Contro l'Unione Europea,

la falsa democrazia ed il nuovo ordine sociale

I lavoratori e le lavoratrici d'Europa vengono chiamati/e a votare per il rinnovo di un Parlamento che completa il percorso economico, istituzionale e sociale di Lisbona 2007, che aumenta la precarietà, concentra il potere nella Commissione, distrugge ovunque il welfare.

A queste elezioni europee si giunge nel pieno di una crisi economica globale che in Europa viene affrontata dalle istituzioni europee e dai singoli Stati accentuando le strategie iniziate con il nuovo Trattato di Lisbona entrato in vigore l'1 gennaio 2009 e con il lodo per l'accordo sulla flexicurity firmato dal presidente della Commissione Europea, dalla CES-Confederazione dei Sindacati Europei e dagli imprenditori europei nel 2007.

La UE, i suoi capi di Stato e la sua Commissione hanno capito che coinvolgere i cittadini (sebbene con modalità molto limitate e controllate), comporta il rischio che essi si rendano conto che l'ordine sociale che si va costituendo non ha nulla a che fare con relazioni sociali fondate sul rispetto del diritto di ciascuno di vivere e lavorare in questo spazio chiamato Unione Europea.
Col Trattato di Lisbona, infatti, la Commissione europea ha il "potere assoluto" tramite le sue direttive per garantire "alle imprese europee competitive l'accesso ai mercati mondiali e la sicurezza operativa al loro interno".


Inoltre, la Corte di Giustizia garantisce una sola libertà, quella del mercato e la difesa della libera competizione quale condizione per la precarizzazione lavorativa, sociale ed ambientale dei 27 Stati membri.

Col nuovo Trattato si prevede la deregolamentazione di tutta la produzione e dei servizi nella loro più ampia gamma e si consente la pratica applicazione della Direttiva Bolkestein, aprendo così la "porta alla completa privatizzazione della sanità, dell'istruzione, dell'acqua e delle pensioni".

Questa strategia, incurante delle devastazioni della crisi economica globale in atto, spazza via i servizi pubblici (sanità, previdenza, trasporti, istruzione, acqua, casa) sia sul piano simbolico che su quello reale ed introduce il mercato quale strumento per la concessione ("servizi di interesse generale") e per il soddisfacimento (la persona che risparmia potrà accedere alla sanità privata, alla pensione integrativa, ecc.). Questa è l'Europa in vigore dal 1 gennaio 2009, questa è l'Europa che vieta le politiche fiscali di redistribuzione del reddito, che vieta la spesa pubblica, le tutele ed i benefici sociali, ma al tempo stesso ha permesso che al suo interno nascessero i paradisi fiscali.

Questa è l'Europa per cui ci si dice di andare a votare.

In questo quadro, il mercato del lavoro e le politiche relative possono essere governate solo dalle regole auree del capitalismo neoliberista: libera deregolamentazione (flessibilità) e precarizzazione totale e diffusa della forza-lavoro (con rimozione di diritti sociali e sindacali).
In un'Europa che si allarga insieme alla crisi globale, questo significa solo due cose: uso del dumping sociale e negazione del diritto di sciopero a chi chiede stesse condizioni di lavoro per le imprese de-localizzate e re-localizzate, tutto nel nome della competizione sociale e dell'economia di mercato.


Con l'accordo sulla flexicurity, la flessibilità di impresa nella gestione della forza-lavoro prevede in realtà una totale libertà nell'organizzazione del lavoro, che contemporaneamente avrebbe lo scopo solo apparente di garantire sicurezza ai lavoratori nella necessaria adattabilità richiesta dai costanti cambiamenti da un lavoro all'altro e durante i periodi di formazione continua.

E' così che nel mercato del lavoro devastato dalla crisi, si rilancia la parola d'ordine della competitività delle imprese, che a sua volta comporta non solo il dumping sociale, quindi la privatizzazione dei servizi essenziali per la popolazione, ma anche e contestualmente uno sforzo per la riduzione del costo del lavoro tramite strumenti connessi a politiche che incrementino la flessibilità, la mobilità della forza-lavoro e la capacità di adattamento.

Germania, Francia e Italia, quali paesi un tempo "forti" nel campo della sicurezza sociale e "duri" in quello del diritto del lavoro, hanno riformato il mercato del lavoro interno, equiparandosi a Spagna, Irlanda e Regno Unito, in aree quali: sussidi di disoccupazione; minore tutela in caso di licenziamento; aumento dell'età pensionabile; contratti flessibili, indebolimento degli ammortizzatori sociale, ecc.

Anche le politiche comunitarie sull'immigrazione rispondono alla logica di mercato e ad una doppia morale: da una parte c'è il bisogno di lavoro extracomunitario dato l'invecchiamento della classe lavoratrice europea (si tratta di forza-lavoro necessaria e sufficiente per garantire il tipo di lavoro precario richiesto dalla competizione); e, dall'altra, ci sono le politiche che negano il diritto alla cittadinanza, alimentano il razzismo con l'accusa di clandestinità, usano la repressione ed il controllo, alimentando relazioni disuguali, aggressive e di sfruttamento tra il Nord ed il Sud, soprattutto, nell'area mediterranea di influenza europea.

La flessibilità di lavoratori europei ed immigrati comporta dunque di fatto la disponibilità di lavoro in armonia con le esigenze della produzione. Per le imprese niente di meglio in tempi di crisi e di taglio di milioni di posti di lavoro. Il mercato del lavoro diventa dunque un mero meccanismo che comunque agisca e si muova, viene governato da regole (leggi, decreti, magistratura ad hoc, direttive, ecc) e da istituzioni, per sottrarsi a qualsiasi conflitto sociale.

E' proprio nell'inseguire questo modello sociale ed economico frammentato che la lotta sociale e sindacale si è dispersa in migliaia di pezzi perdendo la sua efficacia. Occorre invece ricomporre diritti ed interessi immediati dei lavoratori e dei cittadini in un nuova concezione ed organizzazione unitaria ed industriale di tutto il lavoro salariato.

Occorre oggi opporsi alla logica della segmentazione e della flessibilità dei modelli sociali e produttivi del capitalismo globale e battersi risolutamente per i diritti per tutti gli uomini e tutte le donne, diritti sindacali, diritti sociali e civili.

Occorre rimuovere gli ostacoli economici, politici e civili che stanno limitando la libertà e l'uguaglianza nella vita quotidiana, mettere in discussione il loro concetto di partecipazione all'organizzazione dell'ordine sociale. La partecipazione diretta, per noi, è possibile solo sulla base del mutuo appoggio e della solidarietà.

Ai loro concetti di competizione e competitività dobbiamo opporre agli antipodi il nostro concetto e la nostra pratica di solidarietà.

Ogni forza sindacale, sociale e politica coerentemente alternativa deve sostenere i diritti e gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici, in una società organizzata sulla base della solidarietà e non della competizione, sulla base del rispetto, della libertà e dell'uguaglianza e non sulla base dell'autoritarismo, dell'individualismo e dell'assenza di democrazia.

E allora non vi è che una sola risposta, l'unica possibile sulla base di questi valori e di queste scelte: MOBILITAZIONE SOCIALE PER:


un'Europa dei popoli e dei lavoratori europei e migranti
per difendere il lavoro e la solidarietà,
per rilanciare la democrazia di base e dal basso,
per sviluppare la democrazia diretta nei nostri paesi,
per difendere e creare spazi collettivi di base ed autogestiti nel territorio e nei posti di lavoro, per radicare la lotta anticapitalista e
per costruire l'alternativa libertaria alla barbarie della crisi scatenata dal capitalismo e dagli Stati.

Federazione dei Comunisti Anarchici


http://www.fdca.it/


mercoledì 27 maggio 2009

solidarietà ai morti sul lavoro

-

-Ai Lavoratori –

Ancora morte, quello che ci danno in cambio del nostro lavoro è un misero salario, tanta precarietà, e in fine morte .

Ormai non si contano più gli appelli, le denuncie, le azioni dirette, per cercare di fermare questa strage continua di lavoratori che muoiono sul posto di lavoro, e per fermare l’ancora più subdola devastazione dell’ambiente che genera morte a lunga scadenza.

E’ necessario che, contro la stage dei morti sul e dal lavoro, così come sull’antifascismo, così come per la difesa della libertà dagli attacchi repressivi del potere politico servo del capitale, si crei un fronte unico di resistenza militante, capace di unificare l’azione di lotta per il cambiamento immediato del clima repressivo, per la ripresa e la difesa di quei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali, che l’avventurismo e l’opportunismo politico dei tanti riformisti ha smantellato .

La Federazione dei Comunisti Anarchici Sicilia, si stringe e si unisce al dolore delle famiglie dei tre operai morti a Sarroch, si stringe a questi tre operai che hanno pagato con la vita non solo la precarietà delle condizioni di lavoro, ma,è questo ci deve fare pensare, hanno pagato con la vita un gesto nobile di solidarietà operaia, cercando disperatamente di salvarsi , l’un con l’altro, restando vittime di una triste catena di morte .

La FdCA Sicilia si unisce all’appello lanciato dalla rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, per una mobilitazione immediata nazionale di tutti i lavoratori, e rilancia la necessita di un fronte unico, per la ripresa di una nuova resistenza .

In solidarietà a tutti i morti sul lavoro, gridiamo:
“ Padroni assassini ”

Sezione “Nestor Makhno” Nissoria
Sezione “ Delo truda “ Palermo

domenica 24 maggio 2009

Comunicato di solidarietà sui fatti di Palermo del 23/5/09


I militanti della Federazione dei Comunisti Anarchici “ Sicilia” esprimono la loro solidarietà a tutte vittime del grave atto di repressione messo in atto dalla digos, durante la celebrazione dell’anniversario della strage di Capaci il 23/5/09 .

Condanniamo questo ennesimo atto repressivo, fortemente significativo di tempi di fascistizzazione che viviamo , in cui il dissenso è criminalizzato, in cui lo stato tinge di illegalità qualunque azione di riscatto o difesa sociale.

Le recenti norme del pacchetto sicurezza altro non sono che la dichiarazione dei “NON DIRITTI” , Dove si sancisce: La criminalizzazione di qualunque forma di lotta o denuncia sociale , la negazione del diritto di opporsi a leggi sbagliate e alle ingiustizie sociali .

Il padrone ringrazia il servo, oggi lottare contro le ingiustizie sociali e lo strapotere del capitalismo, è diventato, stante le leggi dello stato, ancora più difficile, ma noi non ci arrendiamo continueremo sempre a lottare per l’alternativa sociale per un mondo diverso, di donne e uomini liberi non più sfruttati ma uguali.

Allora non c’è da stupirsi che oggi uno striscione che fino all’anno scorso non dava fastidio sia preso a pretesto per metter a tacere una voce scomoda, oggi che lo stato ha pianificato come mettere a tacere l’opposizione sociale, gli organizzatori possono chiedere che sia la PS a rimuovere tanto fastidio, in barba all’insegnamento che la lotta antimafia si fa attraverso il riscatto sociale e la libertà.

Per concludere ricordiamo a tutti che su indicazione della stessa “Falcone” la digos ha violentemente rimosso lo striscione dei cobas e cercato di impedire a militanti della rete sicurezza lavoro di pubblicizzare la campagna di solidarietà nei confronti del lavoratore Palumbo, mentre ben gradiva le bandiere di “azione giovani”, il grave atto repressivo su commissione ha portato:

· al fermo di tre lavoratori cobas e alla successiva denuncia : resistenza, vilipendio alla Stato, e sanzione amministrativa per manifestazione non autorizzata, per essersi opposti alla rimozione forzata da parte della digos dello striscione con su scritto “La mafia ringrazia lo stato per la morte della scuola pubblica", striscione che da anni veniva esposto ( senza nessuna obbiezione) nella stessa occasione.
· Al ferimento durante i tafferugli di alcuni militanti del movimento, intervenuti in difesa dei militanti cobas; Al ferimento della moglie ( che per proteggere il figlioletto che stava cadendo dal passeggino si è ferita ad un braccio) del lavoratore Palumbo, licenziato dalla fincantieri per le sue denuncie come responsabile della sicurezza per i lavoratori , anche lui fortemente minacciato insieme ad altri compagni della rete sulla sicurezza nei posti di lavoro intervenuti a difesa dei lavoratori cobas.

Con tutta la nostra solidarietà di classe

Per la FdCA Sicilia
Maurizio Galici

CONTRO LA CRIMINALITÀ DEL POTERE

A diciassette anni dalla strage di Capaci, prendiamo spunto da quel drammatico evento per riflettere su quello che accadde allora e su tutto ciò che sta accadendo oggi in Italia.
Nel 1992 Giovanni Falcone divenne vittima sacrificale dagli apparati dello stato che proprio in quegli anni si preparavano a ridefinire gli assetti di potere sconvolti di lì a poco dal terremoto politico di Tangentopoli e dalla caduta dei maggiori partiti di governo.
Isolato e osteggiato dalle istituzioni che egli stesso rappresentava, così come tutti i funzionari, i magistrati o gli investigatori che negli anni sono stati ammazzati da Cosa Nostra (stessa sorte toccò a Borsellino pochi mesi dopo), Falcone divenne l’“eroe borghese” usato come scudo da tutti quelli per i quali egli rappresentava la “cattiva coscienza”, gli stessi che dopo la sua morte diedero vita al Movimento antimafia nel nome della legalità, della difesa delle istituzioni, dello stato e dell’ordine costituito.Nessuno ha mai posto l’accento su quella che, invece, è una realtà molto semplice: la mafia non è l’“antistato”, né un potere occulto o parallelo.
Al contrario, le mafie sono strutture assolutamente compenetrate e assimilate al sistema di potere dominante. Se non ci fosse lo stato non ci sarebbero neanche le mafie. E a dimostrazione di ciò si potrebbe fare un elenco infinito di politici, burocrati, funzionari che – in Sicilia e non solo – hanno avuto o hanno ancora rapporti organici con Cosa Nostra e le varie mafie. Non è un caso che lo stesso Falcone ebbe a dire, una volta, che i magistrati la mafia li ammazza prima dentro i palazzi del potere e poi fuori.
Negli ultimi anni, la retorica e l’esaltazione dello stato, della legalità e delle forze di polizia come unico e solo antidoto al potere mafioso hanno spianato la strada a una concezione blindata della società in cui non c’è via di scampo: o stai dalla parte dello Stato e delle sue leggi, o sei un criminale. In questo modo, anche il dissenso e l’opposizione sociale sono entrate più facilmente nel mirino della repressione: se la legge dello Stato ha sempre ragione e se tutto ciò che non rientra nella legalità è di per sé criminale, allora non c’è spazio per chi si oppone alle leggi sbagliate e alle tante ingiustizie che affliggono la nostra società.
Il culto acritico della legalità in quanto tale ha dato, negli anni, i suoi frutti avvelenati: i centri di internamento per immigrati “irregolari”, le leggi sulla flessibilità che hanno precarizzato e disintegrato il lavoro, le leggi sulla sicurezza che hanno militarizzato le nostre vite restringendo pesantemente tutti gli spazi di libertà ed espressione.
Fare antimafia non significa appiattirsi sulle leggi o sulle istituzioni.
La lotta alla mafia è, prima di tutto, lotta alle ingiustizie sociali perché la mafia prospera sul bisogno delle persone, è lotta per i diritti e la redistribuzione delle risorse. Lottare contro le mafie significa rifiutare la logica della delega senza cedere ai ricatti dei politici che chiedono i voti in cambio di promesse che non manterranno mai. Le mafie si combattono alzando la testa contro i quotidiani soprusi di tutti quelli che comandano: padroni, mafiosi, politici.
Le mafie si combattono con la solidarietà di classe, con l’azione diretta, con l’internazionalismo delle lotte.
Se non si capisce questo, le cose non cambieranno mai.





Coordinamento Anarchico Palermitano

NO "MUOS"

La Federazione dei Comunisti Anarchici Sicilia, esprime tutta la sua solidarietà militante alla popolazione in lotta contro l’istallazione a Niscemi in contrada Ulmo , all’interno della riserva Naturale, delle antenne del MUOS

Il MUOS è un sistema planetario di comunicazioni satellitari – le cui onde elettromagnetiche ad altissima frequenza andrebbero ad aggravare ancor di più la già grave deturpazione, naturalistica e ambientale, della riserva e di tutta l’aria del comprensorio, visto che sin dal 1991 nella riserva e presente una delle più grandi stazioni ( esistenti al mondo ) di telecomunicazione della marina americana (united states navy) formata da ben 41 antenne che emettono onde con valori di inquinamento superiori a quelli previsti.

Ancora una volta, devastazione, il capitale tramite i suoi stati con i loro eserciti, nella logica del potere e del profitto, impone le sue regole di dominio.

Ancora una volta, l’industria della guerra prolifera di guadagni, a discapito di qualunque logica di reale interesse sociale come la salute , il lavoro, la tutela dell’ambiente.

Ancora una volta macchine da guerra, utili solo al sistema di potere e a garantire maggiormente paura e controllo sociale.

Mentre continua la strage dei morti sul lavoro e dall’inquinamento industriale, con la complicità dei governi, che svendono la salute e l’esistenza stessa di intere popolazioni, per i loro unici interessi di profitto e di potere.

Solo attraverso la gestione diretta e dal basso, sarà possibile uno evoluzione sociale che con una riaffermata solidarietà e coscienza di classe a prassi libertaria, ci porterà a gettare le basi per una società di libere/i e uguali .

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Redazione Alternativa Libertaria Sicilia – alternativalibertariasic@email.it f.i.p.

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