mercoledì 21 gennaio 2009

Estratti dal resoconto di un compagno da Bil'in:

Tre feriti e dozzine di manifestanti in difficoltà per aver inalato gas lacrimogeni durante la manifestazione settimanale di Bil'in

venerdì 16 gennaio
Gli abitanti di Bil'in hanno manifestato contro il rifiuto da parte di Israele degli sforzi internazionali per il cessate il fuoco.

Venerdì 16 gennaio 2009
Gli abitanti di Bil'in oggi si sono riuniti dopo la preghiera del venerdì in un'azione di solidarietà con la popolazione di Gaza. Si sono uniti attivisti internazionali ed israeliani di Anarchici Contro il Muro, tutti contro la guerra su Gaza. I manifestanti portavano bandiere palestinesi,venezuelane e boliviane, a dimostrare il sostegno dato dai due paesi sudamericani nel corso della settimana, con la rottura delle relazioni diplomatiche con Israele a causa della guerra su Gaza.

La manifestazione è stata simbolicamente silenziosa, mentre i manifestanti portavano bandiere delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e della Lega Araba sul loro petto, e sulla bocca scarpe con la bandiera americana ed israeliana a simbolizzare il potere di questi 2 paesi nell'imbavagliare il resto del mondo. Altri manifestanti avevano le tre bandiere dell'ONU, della UE e della Lega Araba legate con un adesivo sulla loro bocca a dimostrare il silenzio mondiale verso i massacri israeliani.

Il massacro a Gaza prosegue senza tregua. Sono quasi mille i morti per i bombardamenti, di cui un quarto sono bambini. Sono migliaia i feriti, decine di migliaia i profughi che cercano riparo dai bombardamenti aerei e dai carri armati, mentre gli ospedali sono al collasso per l'altissimo numero di ricoverati.

L'assedio israeliano va avanti e con esso i crimini di guerra.

I civili nel sud di Israele sono tenuti come ostaggi da un governo che li usa e che racconta loro menzogne. La distruzione ed i morti di Gaza non renderanno il loro futuro più sicuro, ma procureranno ancora più violenza e morti.

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manifestazione di venerdì 16 gennaio in Arara el nakab - link video su http://
www.youtube.com/watch?v=P1fDXC5TtJI
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appello per la manifestazione di sabato
17 gennaio:

Unitevi alla protesta di sabato 17.1.2009, a Tel Aviv - Jaffa. Insieme potremo gridare:

Stop alle morti! No all'assedio! Stop ai crimini di guerra!

Sì alla vita per entrambi i popoli!

In questi giorni bui, unisciti al nostro messaggio:

Ebrei ed Arabi si rifiutano di essere nemici!

Noi chiediamo: il pieno ritiro e la rimozione dell'assedio da Gaza ORA!
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Il nostro gruppo di percussionisti ha poi fatto il chiasso che volevamo.
Ilan Shalif (AAtW)
(traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali


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Gli Anarchici Contro Il Muro continuano a partecipare alla lotta unitaria Israele-Palestina, le lotte della scorsa settimana

Durante la settimana i nostri attivisti hanno partecipato ogni giorno in tutto il paese alle manifestazioni ed alle veglie contro la guerra su Gaza, compresi i presidi mattinieri vicino l'aeroporto di Tel Aviv. Abbiamo distribuito nelle principali città migliaia di fotografie dei bambini di Gaza. Ci siamo uniti alle manifestazioni dei bambini e delle donne a Bil'in e Ni'ilin. Un'altra veglia è stata fatta all'ingresso del centro di reclutamento il giorno dopo che un altro compa-
gno è stato arrestato per resistenza al servizio di leva. E naturalmente anche le consolidate manifestazioni del venerdì contro il muro della separazione (e contro la guerra su Gaza) a Bil'in, Ni'ilin, Jayyous, ed Um Salmuna. Le forze di stato hanno continuato con le nuove misure di usare proiettili veri da 0,22 pollici sia a Bil'in, che Ni'ilin, e Jayyous. Sabato sera 17 gennaio abbiamo partecipato ad uno spezzone rosso&nero nella manifestazione settimanale contro la guerra a Gaza, indetta dalla coalizione contro la guerra.

Ecco l'appello per la manifestazione di mercoledì 14 davanti al centro di leva A sostegno delle obiettrici di coscienza israeliane Maya Yechieli-Wind e Raz Bar David-Veron Maya Yekhieli-Wind, una dei firmatari della lettera del movimento dei diplomati di scuola superiore (shministim) verrà rinchiusa questa mattina nella base militare di Tel Hashomer dove dichiarerà il suo rifiuto a prestare servizio militare in un esercito occupante, un esercito che ha bombardato ed ucciso centiinaia di persone nelle ultime2 settimane.

Maya verrà raggiunta dalla collega Raz Bar David-Veron che è in attesa della quinta
sentenza contro di lei per rifiuto a servire in un esercito di occupazione.

Ora più che mai dobbiamo mostrare che ci sono israeliani i quali si rifiutano di pren
dere parte alle atrocità che vengono commesse in nostro nome.

Mercoledì 14 gennaio alle 9.00 presso la base militare di Tel Hashomer, ci uniremo a Maya e Raz a sostegno del loro giusto rifiuto.

Due azioni mercoledì 14 con link video Protesta contro la guerra su Gaza vicino all'aeroporto di Sde su http://www.youtube.com/watch?v=itjmqcn0ZIw sostegno a Maya e Raz per il loro rifiuto su http://www.youtube.com/watch?v=ltzr4g3LHxA&feature=channel


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21 attivisti degli Anarchici Contro Il Muro incarcerati per il weekend

02.01.09
Incarcerati per le proteste contro gli attacchi su Gaza

Un mattiniero "teatro di strada" ha sorpreso la polizia di Tel Aviv e messo in scena un"quadro di morte" all'ingresso dell'aeroporto militare di Tel Aviv dove i piloti provenienti dabasi più lontane salgono sui "taxi dell'aria" per le loro quotidiane incursioni criminali. Su ri-chiesta della polizia, svergognata per la sua incapacità nel prevenire l'azione degli AnarchiciContro il Muro, di fronte all'accusa che gli arrestati propagandano la pace in tempo di guerra,il giudice ha emesso una sentenza di detenzione per il weekend.

Haaretz scrive:

Anarchici bloccano l'ingresso della base aerea per protestare contro gli attacchisu Gaza

21 militanti degli "Anarchici Contro Il Muro" sono stati arrestati venerdì mattinadopo che hanno bloccato l'ingresso della base militare area israeliana di Sde Dov a nord di Tel Aviv.I manifestanti, con maschere bianche e ricoperti di sangueposticcio si sono distesi sulla strada per simularsi morti. Hanno dichiarato di es-sere stati arrestati dopo che se n'erano già andati.

Ayala, uno dei manifestanti, ha detto che la protesta intendeva dimostrare ai pilo-ti dell'aviazione militare israeliana gli effetti delle loro incursioni su Gaza. "Lassùnel cielo a migliaia di metri di distanza, un pilota che preme un tasto può ignorareo dimenticare o non essere in grado di immaginarsi che in quel momento eglidiventa un killer di persone innocenti. Oggi siamo venuti qui per ricordarglielo".

(Da http://haaretz.com/hasen/spages/1052261.html)Video della manifestazione all'aeroporto Sdeh Dov (Tel Aviv): http://www.youtube.com/watch?v=WpeC7P-2LfU



Ilan Shalif
http://ilanisagainstwalls.blogspot.com/
Anarchici Contro Il Muro
http://www.awalls.org
Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali

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Arrestati 700 manifestanti israeliani contrari all’offensiva nella striscia di Gaza

Gordon, docente presso l'università Ben Gurion,

Circa 700 israeliani sono stati arrestati per aver manifestato contro le operazioni intraprese dal governo israeliano nella Striscia di Gaza, ha reso noto Neve Gordon, docente presso il dipartimento di studi sulla politica e il governo dell'università Ben Gurion del Negev, in Israele. "Questo è apertamente un atto di intimidazione da parte dello stato nei confronti di quanti non appoggiano questa guerra", ha aggiunto Neve Gordon, durante un'intervista condotta da Amy Goodman di Democracy Now!. Riguardo alle vittime israeliane Gordon ha spiegato: "Negli otto anni in cui i razzi sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza, sono una ventina le persone che sono morte a causa dei razzi. Nello stesso arco di tempo, invece, circa quattromila israeliani sono morti a causa di incidenti stradali". Eppure, la motivazione alla base dell'attacco israeliano rimane quello dei razzi lanciati dalla Striscia di Gaza. "E noi in nome di questi venti morti ci sentiamo autorizzati a entrare nella Striscia di Gaza, bombardarli e uccidere 275 bambini". Gordon ha inoltre criticato le continue violazioni da parte di Israele del diritto internazionale. Autore del libro 'Israel's Occupation', il docente, nonostante condanni il lancio di razzi contro Israele, ha spiegato che: "dobbiamo capire che l'occupazione in sé è un atto di violenza 8[...] e che queste persone stanno facendo resistenza. Non sono d'accordo con il modo in cui stanno resistendo, ma è comunque una violenza che nasce contro la violenza esercitata da noi. E' assolutamente necessario che Israele cambi il proprio approccio al problema. L'unica soluzione è raggiungere la pace con la Siria, il Libano e il popolo palestinese".

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martedì 20 gennaio 2009

Un attivista palestinese ucciso dall'esercito israeliano a Ni'ilin domenica 26.12.08

Traduzione di un resoconto dell'assassinio a Ni'ilin di un componente di Anarchici Contro il Muro, scritto per l'organizzazione per i diritti umani, B'Tselem

"Domenica 28 dicembre 2008, c'è stata a Ni'ilin una manifestazione di protesta contro il massacro a Gaza. Molto rapidamente la manifestazione è diventata confronto in alcuni punti con l'esercito israeliano che sparava proiettili di gomma e gas da una parte e gli abitanti di Ni'ilin che invece lanciavano pietre contro i soldati.

Lo scontro più forte si è avuto alle porte del villaggio, vicino all'incrocio tra la strada 446 e la 4460, dove stava la maggior parte dei gendarmi. Un secondo focus era più a sud-est della 446 in un uliveto adiacente alle case del villaggio. La casa più periferica è praticamente in mezzo agli ulivi e lì sono iniziati gli scontri. I soldati da una parte dell'edificio e 15-30 giovani del villaggio dall'altra.

Io ero lì a circa 30-40 metri dai lanciatori di pietre.

Per un pezzo i soldati hanno usato gas e proiettili di gomma (che sono meno letali). Ad un certo momento, mi sono accorto - in base ala mia esperienza - che l'esercito aveva iniziato a sparare improvvisamente proiettili veri con armi non automatiche. Mi sono avvicinato ai giovani per dirgli del pericolo.

In quel momento i giovani erano saliti su un'alta catasta di pietre vicino all'edificio di fronte a 4-5 soldati che erano distanti appena 20 metri da loro e che stavano parlando tranquillamente tra loro dietro un muricciolo.

Era chiaro in base al loro comportamento che non erano in stato di all'erta. Gli spari di munizioni vere sono proseguiti per alcuni minuti.

Essendo in pericolo, dopo aver avvertito i giovani palestinesi del rischio, ho iniziato ad arretrare tenendo sempre in vista l'evolversi degli eventi. Dopo solo 5 metri uno dei manifestanti è stato colpito ad una gamba. Mi sono precipitato verso di lui insieme ad un altro. Lo abbiamo portato 15 metri più indietro, verso una squadra di paramedici lì presente. Dopo neanche 30 secondi abbiamo udito le urla per un'altra vittima. Sono tornato indietro, ma a metà strada ho visto 4 persone che portavano un corpo privo di sensi: una persona che era stata colpita alla schiena e che sembrava morta. Più tardi ho saputo che si chiamava Arafat Khawagha.

Ho guardato al luogo dove era stato colpito e ce n'era un altro colpito e privo di sensi. La gente intorno a lui urlava che era era stato colpito alla testa e che era morto. Poi ho saputo che era Muhamad Khawagha.

Il fuoco è continuato. La sua testa sanguinava copiosamente e chi lo stava trasportando era tutto macchiato di sangue.

Mi sono affrettato verso Arafat Khawagha ed ho dato il cambio ad uno dei portantini. Ho cercato di tenere ferma la sua spalla sinistra e la sua testa perché non ricevessero scosse. Anche la mia mano si è ricoperta di sangue e sono stato sostituito da un giovane. Non c'era nessuna ambulanza quando è stato portato via in un'auto. L'ambulanza è arrivata un minuto dopo ed ha portato gli altri e feriti all'ospedale di Ramallah.

Ripeto che l'uso di proiettili veri non è stato di breve durata e non è stato causato da una percezione di minaccia per la vita dei soldati, i quali hanno giustificato la loro reazione in questo modo. Gli spari veri sono durati alcuni minuti mentre i soldati erano al coperto e non in ritirata. Inoltre, vicinissimi a loro c'era una decina di guardie di frontiera che non si sono precipitati in loro soccorso a dimostrazione che non vi era nessun pericolo per la loro vita.

Infine, Arafat Khawagha è stato colpito alla schiena e ciò significa che egli voltava le spalle ai soldati e quindi non era in una posizione di minaccia nei loro confronti."

Anarchici Contro Il Muro
http://www.awalls.org

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali

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Ci sono anche le mani insanguinate dell'Europa sulla strage di Gaza

Centinaia di morti e migliaia di feriti sacrificati sull'altare dell'espansionismo sionista e del fondamentalismo.

In Europa i ministri degli esteri di tutti i paesi dell'Unione parlano di una reazione "esagerata" anche se "legittima" di Israele, ribaltando con un operazione degna dei più cinici prestigiatori la situazione reale facendo passare l'aggressore Stato di Israele per vittima.


Si continua a far finta di dimenticare che Gaza, una delle regioni più densamente abitate con circa un milione e mezzo di abitanti, di cui una buona metà composta da minori, è sottoposta da anni ad un embargo totale, compresi medicinali ed ogni bene di prima necessità. Embargo peraltro sostenuto da tutto il "civile" mondo occidentale e imposto da Israele e dall'intero occidente a Gaza in seguito alle elezioni vinte da Hamas grazie ad un sistema elettorale maggioritario con premio. Cosi come si fa finta di dimenticare che Hamas è stata in passato finanziata da Israele in chiave anti OLP.

E nonostante una tregua di 6 mesi l'embargo non è stato minimamente alleggerito e nessuno dei potenti occidentali ha nemmeno timidamente suggerito di allentarlo.

Lo Stato di Israele ha ripreso la sua strategia di controllo militare e vitale su Gaza e sulla Cisgiordania. In tutti gli inutili ed ipocriti proclami di volontà di pace europei si omette sistematicamente che Israele da 60 anni viola indisturbato innumerevoli risoluzioni dell'ONU e che continua ad occupare militarmente territori, con le colonie israeliane che si allargano giorno per giorno sulla terra dei palestinesi, costruendo muri che segregano villaggi interi, che continua a impedire a milioni di profughi di tornare nella loro terra, a sradicare uliveti e uccidere gli animali dei pastori, a umiliare quotidianamente chi tenta di passare da una parte all'altra dei muri della segregazione per lavorare, curarsi, andare a scuola.

Anzi si fa di più: si nasconde che la tregua è stata rotta dallo Stato israeliano il 4 novembre di quest' anno, quando il suo esercito ha ucciso un militante di Hamas di 22 anni.

Ma perché, al di la dei falsi ed ipocriti proclami pacifisti, questo appoggio incondizionato ad uno Stato così aggressivo e guerrafondaio da parte praticamente di tutte le maggiori potenze occidentali?

Gli USA si sa. Oltre all'importante alleanza strategico-territoriale che Israele rappresenta nell'area mediorientale per l'imperialismo americano, devono fare i conti con la forte lobby pro-Israele d'oltre Oceano, capace di influenzare pesantemente le scelte della politica estera statunitense. E quello che succede oggi sembra un chiaro avvertimento al neopresidente Obama. L'Europa, ritrovando in parte quell'unità d'intenti per le politiche d'oltre confine, si giocherà probabilmente la carta della diplomazia attiva, per rafforzare quel ruolo mediterraneo mai abbandonato e per ribadire agli USA che non possono fare da soli nel "mare nostrum".

E poi ci sono gli affari fatti con la vendita delle armi, e si sa che in questo gli Stati sono sempre pronti a nascondere con la scusa del "segreto di Stato" ed ad appoggiare le commesse delle industrie che producono armamenti e sistemi di supporto. Anzi in questo le industrie sono molto bipartisan, non disdegnando di vendere anche agli opposti contendenti, l'importante che abbiano i soldi per comprarle.

Ad esempio l'Italia, oltre ad essere uno dei migliori fornitori di armi dell'Iran o del Libano, fornisce da anni armamentario tecnologico per l'esercito israeliano, attraverso le commesse di imprese come la OTO-MELARA, la BERETTA, la BORLETTI, la SELENIA. Ma gli altri compari europei non sono da meno.

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Inoltre la Palestina, risulta essere cinicamente un ottimo terreno di sperimentazione delle nuove tecnologie di morte, sempre più specializzatesi negli scenari di "guerra urbana", a cui tutte le industrie d'armi sono interessate, nessuna esclusa, da quelle statunitensi e israeliane, a quelle inglesi, francesi, tedesche, italiane, ecc. ecc.

E così da anni in questa terra martoriata, dove uomini, donne e bambini sembrano non avere più futuro, schiacciati nella morsa dei giochi di guerra dei potenti, si sperimentano nuovi armamenti, dalle bombe a grappolo, ai proiettili di uranio impoverito; si studia l'efficacia degli UAV ( gli aerei senza pilota), in grado di lanciare micidiali missili teleguidati, si sperimentano i carri armati Achzarit, capaci di resistere alle mine terrestri, si testano i blindati Namer equipaggiati con i motori della statunitense Continental Motors o della tedesca MTU, si verificano l'efficacia di sistemi d'avanguardia come le italianissime protezioni aggiuntive e le torrette telecomandate montate sulle autoblinde Puma, si testano i fantastici sistemi da guerra robotica dell'Alenia, come lo Sky-X, primo sistema al mondo in grado di rifornire in volo un velivolo non pilotato.

Tutto ciò sulle spalle di un popolo da sempre utilizzato nelle contese tra Stati e non solo, usato anche cinicamente negli scontri politici tra le fazioni interne ad un medesimo Stato, come nel caso delle vicende politiche israeliane che registrano uno scontro elettorale sia all'interno della compagine governativa, tra il "falco" Kadima, fautore di azioni estreme, come l'evacuazione della striscia proposta dal deputato Yisrael Hasson, e le colombe laburiste, favorevoli a misure più moderate, che tra Kadima ed i superfalchi di Likud, sempre più spostati verso posizioni ultra oltranziste.

Certo non è che ci aspettiamo che gli Stati arabi e/o islamici facciano qualcosa, divisi come sono, o intenti a rafforzare il loro prestigio e la loro influenza nell'area, anche loro sulla pelle del popolo palestinese. Come da tempo fa l'Iran che utilizza la tragedia palestinese, pubblicizzandosi come unico baluardo nei confronti dell'odiato imperialismo americano, per porsi come potenza emergente nell'area.

Ma al di là delle congetture politiche internazionali la situazione della popolazione palestinese appare oggi con poche prospettive di raggiungere una soluzione che rispecchi la possibilità di una vita minimamente dignitosa sia dal punto di vista della sicurezza sociale che della garanzia del rispetto dei diritti minimi di sopravvivenza.

Forse oggi l'unica garanzia che il popolo palestinese possa avere, il più velocemente possibile, un minimo di respiro e di pace è che i predoni di ogni grandezza e provenienza, che si accalcano fisicamente o idealmente ai suoi confini o che speculano politicamente all'interno degli stessi, raggiungano un nuovo precario equilibrio.

Le uniche prospettive di reale emancipazione che possiamo intravedere in un futuro prossimo è che si accrescano e si estendano quelle pratiche di auto-organizzazione portate avanti in molti villaggi palestinesi, sorte dalla solidarietà tra i comitati popolari palestinesi e organizzazioni come gli Anarchici Contro il Muro, al cui interno operano internazionalisti provenienti da tutto il mondo e israeliani antisionisti, che costantemente combattono, con pratiche prevalentemente di resistenza pacifica, l'arroganza dei coloni israeliani e dell'esercito che li appoggia. E non è un caso che è proprio in questi villaggi che è stata scelta un'altra strada rispetto al militarismo di Hamas.

Noi come anarchici e libertari di classe continueremo a denunciare il colonialismo sionista, così come denunciamo tutti gli imperialismi ed i fondamentalismi oppressori della libertà e della dignità dei popoli. Continueremo a denunciare che intere schiere del proletariato mondiale soffrono l'oppressione e la miseria a causa degli scontri inter-imperialisti e dei cinici giochi politici dei potentati oligarchici locali, che divengono a loro volta pedine consapevoli o inconsapevoli nello scacchiere internazionale della contesa imperialista, sporco del sangue del proletariato.

Continueremo ad appoggiare le lotte e gli atti di solidarietà nei confronti del popolo palestinese, sostenendo tutte quelle manifestazioni in embrione di auto-determinazione che hanno e che stanno caratterizzando la lotta di interi villaggi della Palestina, convinti che sarà solo liberandosi dalla malefica influenza di qualsiasi oligarchia statale o parastatale che i lavoratori e le lavoratrici potranno conquistare terreno verso una vita più dignitosa.


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giovedì 8 gennaio 2009

LIBERTÀ O LEGALITÀ

L’avviso orale con cui la Questura di Palermo ha intimidito e continua a intimidire Pietro Milazzo è un atto grave e inquietante che, senza nulla togliere alla doverosa solidarietà a Pietro, va ben al di là del suo caso personale, né è leggibile in chiave meramente personalistica, legato cioè al singolo individuo.

Grave e inquietante perché tali sono questi nostri tempi bui. L’impatto ancora da registrare appieno sulla economia reale dell’esplosione della “mongolfiera” finanziaria – così la tipicizzava Riccardo Petrella in un seminario palermitano una decina di anni orsono – inciderà sulla vita quotidiana di milioni di persone allargando ancor di più la forbice tra ricchi e poveri, tra chi ha e chi non ha, tra
chi accede a beni e servizi e chi sarà tagliato fuori.

Il degrado morale della società civile è un orizzonte che non colpisce “fatalmente” solo i paesi del terzo mondo avvitati in una spirale di violenza infinita, ma si abbatterà senza tanti veli di ipocrisia sulle nostre società, esaltando la forza
bruta e reattiva del razzismo diffuso, della volgarità culturale,
dell’imbarbarimento televisivo con cui tenere buone le masse, mentre la rivolta disperata di ogni banlieu incendierà le metropoli europee, da Parigi ad Atene.

Gli stati, indeboliti nella loro sovranità di fronte alla globalizzazione, si preoccupano di salvare gli interessi del capitalismo che li foraggia caricando i costi di queste operazioni sulle spalle dei lavoratori, degli studenti, dei precari, ecc. approfondendo così le divisioni e le disuguaglianze sociali ed economiche nel tentativo di garantire la pace sociale attraverso politiche caritatevoli e
sicuritarie che rafforzano e inaspriscono una biopolitica poliziesca di controllo “postfascistizzante”.

Del resto, le misure da stato di polizia, quali quelle rievocate dal Questore di Palermo nella motivazione dell’Avviso orale a Pietro, hanno sempre convissuto in modo carsico con gli istituti della democrazia, senza contraddizione ma come riserva da selezionare opportunisticamente ogni qualvolta si avverte la loro necessità, tanto da governi di centro-sinistra (Napoli 2001 e sentenza TAR Napoli 9587 del 2007), quanto da governi di centro-destra (Genova 2001 e relative sentenze su Bolzaneto e Diaz).

Ci sembra pertanto pericoloso e ingenuo scandalizzarsi per l’ovvio nesso autoritario tra lo stato di polizia e gli atti della magistratura in un contesto democratico sempre più formale-elettoralistico e sempre meno sostanziale-deliberativo – nel senso che nella politica dello spettacolo mediatico vengono meno le risorse culturali diffuse a tutti/e e a ciascuno idonee per una sana capacità di lettura, partecipazione e decisione intorno alla cosa pubblica: in tal senso va letto l’attacco al mondo della scuola e dell’università (pur con le innegabili responsabilità nel non aver mantenuto le promesse di reale accesso al sapere).

Solo Berlusconi finge di pensare a mo’ di propaganda che la magistratura sia rossa e schierata a fianco dei deboli. In realtà lo stato liberal-democratico è sin dall’inizio tutto “Law & Order”, grazie alla sinergia costitutiva e per nulla episodica di potere politico, ordine poliziesco e tutela giudiziaria.

La nozione di “individuo pericoloso”, riservata a Pietro Milazzo (e verrebbe da ridere se appunto la cosa non fosse grave e inquietante), risale alla psichiatria forense del XIX secolo e, come ci ricorda Foucault, è sempre stata tirata in ballo per ogni ragione di disciplina e di controllo.

Oggi lo stato di eccezione diventa politica quotidiana. Questo è il destino delle democrazie mature nel XXI secolo in ogni angolo del pianeta, né abbiamo il lusso di poter pensare che lo stato italiano possa sfuggire a tale dinamica.

Così come si rivela per quel che è sempre stato, ossia illusorio e fittizio, lo spazio pre-politico della mediazione del conflitto sociale, nel quale e col quale legare le tensioni sociali agli equilibri ballerini e mutevoli dei giochi infra-istituzionali, smorzando la radicalità di quella che un tempo si chiamava non a caso la questione sociale con le anime belle e impotenti di chi ancora crede al proprio ruolo di fedele servitore delle istituzioni volte al bene comune.

Illusorio e fittizio perché la politica delle e nelle istituzioni è chiamata a definire ciò che è bene comune in rapporto alla loro occupazione clientelare-affaristica, definendo quindi l’agenda politica di un ente locale, ad esempio,
non in base alle priorità dei problemi da risolvere, bensì in ragione delle più o meno misere prebende da spartire tra clan più o meno visibili.

Mediare in tali condizioni significa illudere e illudersi che la politica istituita possa miracolosamente farsi politica istituente, ossia diretta a dare soluzioni ai problemi dei cittadini e delle cittadine, mentre solo la pratica dell’autogoverno senza compromissioni con le autorità costituite può garantire una forza tale da costringere la politica a piegarsi ad agende costruite dal basso e non in luoghi invisibili. La situazione palermitana, e degli enti locali nella fattispecie, è
indicativa del divorzio inesorabile tra istituzioni e società, e adoperarsi per ricucirlo significa porsi nell’ambito pre-politico dell’ascesa carrieristica in questo o quel clan politico-affaristico della città e della regione, con legami im/previsti con la criminalità organizzata da sempre attivo parassita del vincente di turno.

Ci rendiamo conto che qualche riga non può esaurire una lettura più generale cui collegare l’affaire in cui è coinvolto, suo malgrado, Pietro Milazzo. Ma ci rendiamo altresì conto che tale affaire non può essere affrontato solo in termini lamentosi di una aspettativa democratica improvvisamente tradita o abusata da una autorità tutto sommato limitata come un banale questore di un capoluogo di regione meridionale. Al di là della doverosa difesa sul piano amministrativo-giudiziario che Pietro sceglierà di intraprendere, riteniamo doveroso rispondere in termini politici ad una situazione grave e inquietante, ribadiamo, che ha tutti i contorni per un caso politico da affrontare attraverso la costituzione, quanto meno a Palermo, di un Comitato politico di difesa che si ponga all’altezza della sfida lanciata alla città.

In tal senso, ci dichiariamo aperti a un confronto in questa prospettiva, convinti che gli spazi di libertà non siano a priori legali ma si strappano e si difendono con la tenacia e la resistenza di un corpo collettivo.

COORDINAMENTO ANARCHICO PALERMITANO

Palermo, gennaio 2009

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