La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana- FAI denuncia la natura oggettivamente provocatoria e antianarchicadelle esplosioni di Milano e Gradisca d’Isonzo.Il nome degli anarchici viene strumentalmente associato a delirantirivendicazioni che accompagnano detonazioni e fiammate, in un momentoassai significativo, a poche ore dallo svolgimento di decine e decinedi manifestazioni pubbliche che il Movimento anarchico ha promosso aMilano e in tutta Italia per tenere viva la memoria della strage diStato, dell’assassinio di Pinelli e delle montature antianarchiche chequarant’anni fa a piazza Fontana aprirono la stagione della strategiadella tensione.Lo Stato, i suoi apparati e i loro servi non possono tollerare che, adistanza di quarant’anni, la memoria storica su quei tragici fatti siaancora viva e presente nell’opinione pubblica. Per i poliziotti diprofessione e per quelli di vocazione, risulta intollerabile che nellepiazze, nelle scuole, e nei luoghi di lavoro gli anarchici continuinoa ricordare e a far ricordare la natura criminale del potere e dellesue strutture di dominio. Ed è per questo che, con infame puntualità,la polvere da sparo viene utilizzata nel tentativo di coprire lamiseria in cui si dibatte la classe dirigente del paese.Ancora una volta, la lotta antirazzista e l’opposizione ai Centri diIdentificazione ed Espulsione per immigrati viene criminalizzataattraverso l’esercizio poliziesco della provocazione dinamitarda,proprio in un momento in cui il livello del conflitto espresso dagliimmigrati smaschera giorno per giorno la natura totalitaria e razzistadi questi lager contemporanei.L’acronimo FAI, associato a una presunta "federazione anarchicainformale", torna a essere vigliaccamente utilizzato per creareconfusione e gettare discredito sull’impegno quotidiano profuso a visoaperto dai militanti e dai simpatizzanti della Federazione AnarchicaItaliana nelle lotte sociali al fianco dei lavoratori, deglisfruttati, degli oppressi. Respingiamo fermamente la provocazione,invitiamo i cittadini a non lasciarsi confondere dal clamore mediaticoed esortiamo gli operatori dell’informazione a non prestarsi a logichedi interessata disinformazione.Nel denunciare questo miserabile copione, esprimiamo tutto il nostrosdegno per l’infamia di questi atti, funzionali alle logiche delpotere, con cui si cerca di distruggere e infangare quello che glianarchici cercano di costruire ogni giorno: una società libera dalpotere, libera dalla sopraffazione, in cui la solidarietà,l’uguaglianza e la giustizia sociale siano pratiche reali equotidiane.
Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana - FAIcdc@federazioneanarchica.org
www.federazioneanarchica.org16/12/2009
mercoledì 16 dicembre 2009
lunedì 17 agosto 2009
Edizione straordinaria GIUGNO 09 " Alternativa Libertaria Sicilia"

La Redazione di Alternativa Libertaria Sicilia si unisce ai compagni che oggi a Firenze ricordano i Novant'anni dalla costituzione dell'unione dei comunisti anarchici d'italia ( 1919).
Di seguito sono riportati, per creare un ponte ideale con Firenze, due interventi dei compagni:
La Federazione dei Comunisti anarchici-Donato Romito SN FdCA
Il movimento Comunista Anarchico Internazionale oggi-Nestor McNabUffico Relazioni Internazionali della FdCA -Altri articoli del numero di Giugno 2009
Altri articoli:
1. "Considerazioni a proposito delle "candidate".
2. " SONO TEMPI CALDI "
3. QUALE COSCIENZA DI CLASSE?
4. LAVORO E MORTE.
5. La nascita del laboratorio eco-ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino di Roma
Di seguito sono riportati, per creare un ponte ideale con Firenze, due interventi dei compagni:
La Federazione dei Comunisti anarchici-Donato Romito SN FdCA
Il movimento Comunista Anarchico Internazionale oggi-Nestor McNabUffico Relazioni Internazionali della FdCA -Altri articoli del numero di Giugno 2009
Altri articoli:
1. "Considerazioni a proposito delle "candidate".
2. " SONO TEMPI CALDI "
3. QUALE COSCIENZA DI CLASSE?
4. LAVORO E MORTE.
5. La nascita del laboratorio eco-ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino di Roma
lunedì 8 giugno 2009
Solidarietà con la lotta dei popoli dell'Amazzonia in Perù!
Solidarietà con la lotta dei popoli dell'Amazzonia in Perù!Appello internazionale libertario
Questo appello è un'iniziativa di solidarietà internazionale libertaria con i popoli indigeni e dell'Amazzonia in Perù, in lotta per la difesa della loro terra e della loro cultura ancestrale.
Questa terra e questa cultura sono oggi violate e minacciate dal governo peruviano, il quale -alleato con l'imperialismo, le multinazionali e la Destra (soprattutto l'APRA - Alianza Popular Revolucionaria Americana, Unidad nacional ed il movimento che si rifà a Fujimori) - ricorre a decreti esecutivi incostituzionali, in coerenza con la firma messa dal Perù sull'accordo con gli USA noto come NAFTA.
La Unión Socialista Libertaria si rivolge agli anarchici, ai libertari e ad altre organizzazioni similari in tutto il mondo perchè firmino questo appello, lo facciano proprio, ne diffondano i contenuti online, sulle mailing lists, nelle riviste, nei giornali, nei bollettini, nei documenti, sui murales, nei forum, negli eventi pubblici culturali e politici, e così via, con lo scopo di assumere una chiara e militante posizione libertaria su quello che sta succedendo in Perù.
Chiediamo perciò ai nostri compagni libertari di organizzare mobilitazioni e manifestazioni fuori delle sedi diplomatiche peruviane in ogni paese, in coordinamento con altri settori in lotta, allo scopo di denunciare le azioni dello Stato e delle multinazionali in Perù.
Confidiamo nella solidarietà che ci caratterizza come rivoluzionari libertari, confidiamo nel fatto che faremo causa comune con i nostri fratelli indigeni, che gli faremo sapere che non sono soli, che la loro lotta è la nostra lotta, finché non avremo una società veramente fondata sulla piena libertà, sull'autonomia e sul progresso umano, senza sfruttati e senza sfruttatori.
_______________________________________
Le comunità indigene e dell'Amazzonia nella giungla peruviana (specialmente a Loreto, San Martín, Amazonas, Ucayali, Huánuco, Cuzco e Madre de Dios) stanno suonando ancora una volta i tamburi di guerra per la lotta e la resistenza contro la minaccia portata contro di loro dal modello economico neoliberista supportato dal governo peruviano (guidato dal partito Aprista).
Le comunità hanno lanciato un appello per la ribellione popolare con lo sciopero generale a tempo indeterminato che è in corso con grande partecipazione di massa dal 9 aprile di quest'anno. Le comunità sono dunque sul piede di guerra da oltre 50 giorni e questo è un chiaro esempio del loro valore, della loro capacità organizzativa e del loro eroismo.
Questo intenso processo di lotta degli indigeni dell'Amazzonia scaturisce dalle decisioni del governo peruviano, il quale contravvenendo ai trattati internazionali sottoscritti, sta sistematicamente violando la Convenzione dei Popoli Indigeni e Tribali, nota come Convenzione n°169, stabilita dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con cui si sancisce la preventiva consultazione obbligatoria dei popoli indigeni su qualsiasi intervento di pianificazione riguardi le loro terre, convocando gli appositi organismi delle comunità.
In altre parole, il governo Aprista ha iniziato (o meglio, ha ricominciato) una nuova campagna di inopinata sottrazione, e di vendita alle multinazionali più generose, di terre che per storia e tradizione appartengono a tutte le comunità (Wajún-Wampis, Kichuas, Arabelas, Huaronis, Pananujuris, Achuar, Murunahus, or Chitonahuas, Cacataibos, Matsés, Candoshis, Shawis, Cocama-Cocamilla, Machiguengas, Yines, Asháninkas, Yaneshas ed altre, comprese le popolazioni "non contattate"), che oggi rivendicano il loro diritto ad esistere e resistere.
Il ruolo dello Stato peruvianoLa Legge n°20653, la Legge Generale sulla Comunità dei Nativi, che venne approvata nel giugno 1974 dal regime militare del generale Juan Velasco Alvarado, riconosce la "legale esistenza e la identità giuridica dei popoli indigeni dell'Amazzonia e dei loro territori, dichiarandoli inalienabili, irrevocabili ed inviolabili".
Questa legge venne confermata con la Costituzione del 1979. Ma è stata stralciata con un semplice tratto di penna dalla Costituzione di Fujimori nel 1993, per spianare la strada alla confisca ed al saccheggio delle terre ad opera dei governi successivi, aprendo così le porte al NAFTA (North American Free Trade Agreement), recepito con una legge effetto dei decreti esecutivi del secondo governo Aprista.Non dobbiamo dimenticare il fatto che con la Costituzione Fujimori del 1993 si lascia aperta la porta al saccheggio delle risorse del paese.
Quindi è chiaro che era già iniziato il lavoro per soffocare ed isolare le comunità, a tutto vantaggio dell'avidità delle multinazionali che ci guadagnavano in concessioni per l'estrazione di petrolio, gas, minerali, per il turismo ed il disboscamento in aree tradizionalmente appartenenti alle popolazioni che vivono in quelle terre.
In altre parole, veniva lastricata la strada perchè lo Stato potesse dichiarare che le terre dei popoli native erano "disponibili in base all'economia di mercato", ricorrendo a decreti esecutivi che bypassavano il Parlamento.Ancora una volta lo Stato peruviano si è dimostrato non essere altro che uno strumento di dominio e di sfruttamento nelle mani della classi sfruttatrici di questo paese, le quali stanno cercando di continuare il processo di esproprio non solo dei diritti politici, ma anche delle risorse dei popoli indigeni (nativi), che ora sono in rivolta contro il potere degli oppressori.
Come comunisti libertari, noi dichiariamo che il diritto alla libera autodeterminazione delle comunità dei nativi si esercita tramite il potere popolare, basato su principi comunitari, sull'utilizzo e sull'uso collettivo delle risorse naturali, nonché su quelle forme di lavoro e di benefici collettivi che sono stati tradizionalmente preservati in Amazzonia, sede di 31 dei 114 ecosistemi mondiali, sede del 95% delle foreste del Perù, importante fonte potenziale di acqua e delle risorse di energia idricaLa lotta dei popoli indigeni di Abya YalaNel contesto dello Sciopero Generale Popolare Indigeno, si è svolto nel Puno, una delle regioni meridionali del Perù, un importante meeting delle comunità native delle Ande.
Questo incontro è stato denominato 4° Summit Continentale dei Popoli Indigeni e delle Nazioni di Abya Yala e si è concluso il 31 maggio scorso, con un accordo unanime per il rispetto della madre terra e delle sue risorse naturali, con un forte respingimento della privatizzazione dell'acqua, della presenza delle multinazionali e del modello economico neoliberista..
Questo accordo è stato incluso nella "Dichiarazione di Mama Quta Titikaka" (il Lago Titicaca, sul confine tra Perù e Bolivia), con cui si lancia per giugno una mobilitazione dei vari organismi sociali ed indigeni, in difesa dei popoli dell'Amazzonia, insieme ad un appello per manifestazioni e proteste da fare sotto le sedi diplomatiche peruviane in ogni paese.
E' importante in sé, sottolineare la natura di questo vertice indigeno, che è stato del tutto autogestito, con un'organizzazione cara ai militanti libertari. Nelle Raccomandazioni Conclusive, il vertice auspice la "costruzione delle Comunità Plurinazionali dei Popoli, basate sull'autogoverno e sulla libera determinazione di ogni popolo".
Parimenti, si denuncia il ruolo della stampa ufficiale dedita alla disinformazione, allo snaturamento o al silenzio su quello che sta accadendo nella giungla peruviana, in evidente collusione con la corrente neoliberista all'interno del governo e con i suoi leaders: Alan García, vice-presidente ed ammiraglio in pensione responsabile dei massacri nelle carceri durante il primo governo Aprista negli anni '80;
Luis Giampietri, il primo ministro, Yehude Simon, già leader di sinistra che è stato persino imprigionato per le sue posizioni e che ora è il fedele custode della reazione Aprista.E' chiaro che per la borghesia che controlla lo Stato agli ordini dell'imperialismo, l'obiettivo è l'esproprio delle comunità.
Si tratta al tempo stesso di un piano per distruggere la struttura di organizzazione sociale e di relazioni che lega le comunità tra di loro ed alla terra, una organizzazione sociale e relazionale che collide nella sua essenza con la concezione occidentale della proprietà e che quindi diventa un freno alla voracità del capitalismo multinazionale che sta cercando di radicarsi in queste zone, usurpandone i diritti grazie all'intervento dello Stato per farne dei feudi in cui sia garantita la prosperità ed il dominio degli sfruttatori.
Il Presidente Alan García mente "subdolamente" quando dice che dei 63 milioni di ettari della giungla peruviana, solo 12 milioni appartengono alle comunità dell'Amazzonia; infatti sono invece 25 i milioni di ettari che appartengono alle comunità, come confermato da Alberto Piango, leader e maggiore esponente delle comunità in lotta, il quale è stato accusato di "minacciare la sicurezza nazionale e di danneggiamento dei servizi pubblici", insieme ad altri esponenti indigeni, Marcial Mudarra, i fratelli Saúl e Servando Puerta, Daniel Marzano e Teresita Antazu. Inoltre, Pizango è già stato incriminato per "ribellione, sedizione ed altre offese" dal Tribunale Criminale Provinciale di Lima e sta affrontando una terza incriminazione per "disturbo alla pace" presso il Tribunale Criminale Provinciale di Utcubamba, in Amazzonia.
E' chiaro che questa serie di accuse ed in generale la repressione giudiziaria e politica fanno parte degli sforzi dello Stato per criminalizzare tutte le proteste popolari, per reprimere le giuste rivendicazioni sociali, e quindi poter negativamente influenzare l'opinione pubblica rappresentando i nostri fratelli e le nostre sorelle indigeni del Perù nient'altro che come "vandali o selvaggi, ignoranti incapaci di capire il progresso che porta la globalizzazione".
Perciò, come libertari, crediamo che la lotta dei popoli indigeni, dell'Amazzonia e delle Ande, per la difesa della loro terra, del loro modo di organizzarsi, della loro cultura, sia parte di un programma minimo che comprende la conquista delle richieste dei popoli oppressi dallo Stato, dal capitalismo e dall'imperialismo.
Questa piattaforma minima dovrebbe essere basata sulla necessità di usare l'azione diretta allo scopo di cacciare le multinazionali dalle terre dei popoli native. E' in gioco l'integrità e la sostenibilità dell'habitat e dell'ecosistema della regione - il quale, va ricordato, è uno dei "polmoni" del pianeta- unica garanzia per far sì che ci sia uno sviluppo sostenibile ed un uso pianificato della flora e della fauna, sulla base dei criteri stabilità dalle comunità.
Inoltre, è necessaria un'azione di auto-difesa delle terre, che devono essere riportate alle condizioni originarie..Crediamo dunque che la vera ed attiva solidarietà con la lotta dei popoli indigeni e dell'Amazzonia, prenderà la forma della protesta popolare (agitazione, propaganda, scioperi sindacali e scioperi popolari, azione diretta, etc.), per essere incorporata in una piattaforma generale di lotta basata su quella dei popoli nativi.
Sostenere la giusta protesta dei popoli indigeni e dell'AmazzoniaCome comunisti libertari che non si aspettano nulla dallo Stato (se non la sua distruzione), noi stiamo con la lotta dei popoli nativi quale parte immediata di un progetto più ampio per la liberazione di tutti i popoli sfruttati, e quindi parte di una più ampia strategia o di un programma massimo per la rivoluzione sociale.Per questa ragione, dovremmo sostenere le rivendicazioni che nel breve termine servono a migliorare le condizioni di vita e ad agevolare l'organizzazione sociale, politica ed economica dei popoli indigeni, con lo scopo di affrontare lo Stato sfruttatore e distruggerlo dall'interno, costruendo quei nuclei di potere popolare che abbatteranno quel gigante dai piedi di argilla che è il capitalismo, ferito a morte a livello globale da una crisi globale che non può risolvere se, come noi vogliamo, è la borghesia che deve pagare questa crisi e non i lavoratori.
Per cui noi sosteniamo la lotta dei popoli dell'Amazzonia e delle loro varie comunità per cercare soluzioni immediate e per unirsi nelle seguenti rivendicazioni:· Abrogazione di tutte le leggi che danneggiano o violano gli interessi delle Comunità Native e Rurali: cancellazione della Legge n°29317, la legge sulle Foreste e le specie selvatiche, che è il prodotto di una modifica forzata e parziale del Decreto n°1090 (la "Legge della Giungla") e dei decreti correlati n°1089, 1064 e1020. In altre parole, i 99 decreti che sono stati imposti ai popoli senza averli consultati.
· Rispetto per l'autonomia e l'auto-determinazione delle comunità native e per la loro attiva partecipazione politica nel processo decisionale. La decisione finale sull'approvazione o meno di regolamenti legislativi o di contratti per le concessioni, deve essere presa tramite strumenti di democrazia diretta (assemblee popolari, referendum, etc.).
·
Benefici e servizi affinché le comunità ed i popoli nativi possano sviluppare le loro attività produttive, commerciali ed industriali, nella prospettiva del controllo diretto su questi processi da parte dei popoli stessi, basato sui principi dell'autogestione e della socializzazione.
· Benefici e servizi per promuovere e lanciare l'istruzione e la cultura all'interno delle comunità (per esse e da esse). Più scuole ed insegnanti qualificati per promuovere l'istruzione degli studenti nativi. In altre parole, sviluppo di un sistema educativo di alta qualità senza quelle tendenze alla competizione ed alla sopraffazione che il mercato mondiale del capitalismo richiede.
· Maggiori benefici derivanti dall'esplorazione ed estrazione di petrolio e gas da devolvere ai popoli nativi, insieme alla costruzione di ospedali, strade e tutte le infrastrutture necessarie, previo approvazione da parte dei popoli stessi, gestite dalle stesse comunità tramite strumenti che diano loro il pieno controllo sulla amministrazione di queste infrastrutture.
· Immediata cessazione della campagna di criminalizzazione della protesta che il governo Aprista e la Destra peruviana stanno portando avanti, insieme alla fine della repressione contro gli attivisti sociali e fine degli altri mezzi psicologici di distrazione di massa per spostare l'attenzione del paese dai suoi veri problemi sociali.
Solidarietà internazionale con la lotta dei popoli dell'Amazzonia in Perù!Immediata abrogazione del Decreto che viola la sovranità dei popoli indigeni!Per la libertà e la difesa del pensiero, della cultura e dell'auto-determinazione di tutti i popoli del mondo!Contro l'autoritarismo dello Stato, organizzazione e lotta dal basso!
Basta col NAFTA e con gli altri trattati capitalisti!Fuori dall'America Latina tutte le multinazionali imperialiste e tutte le basi militari americaneStop alla criminalizzazione della protesta; immediato rilascio degli arrestati nelle lotte!Lunga vita alle lotte eroiche dei popoli indigeni di Abya Yala!
Siamo tutti Amazzoni!
Lunga vita a coloro che lottano!
Lima, 5 June 2009Firmatari:
1.. Unión Socialista Libertaria (Lima, Peru)
2.. Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
Questo appello è un'iniziativa di solidarietà internazionale libertaria con i popoli indigeni e dell'Amazzonia in Perù, in lotta per la difesa della loro terra e della loro cultura ancestrale.
Questa terra e questa cultura sono oggi violate e minacciate dal governo peruviano, il quale -alleato con l'imperialismo, le multinazionali e la Destra (soprattutto l'APRA - Alianza Popular Revolucionaria Americana, Unidad nacional ed il movimento che si rifà a Fujimori) - ricorre a decreti esecutivi incostituzionali, in coerenza con la firma messa dal Perù sull'accordo con gli USA noto come NAFTA.
La Unión Socialista Libertaria si rivolge agli anarchici, ai libertari e ad altre organizzazioni similari in tutto il mondo perchè firmino questo appello, lo facciano proprio, ne diffondano i contenuti online, sulle mailing lists, nelle riviste, nei giornali, nei bollettini, nei documenti, sui murales, nei forum, negli eventi pubblici culturali e politici, e così via, con lo scopo di assumere una chiara e militante posizione libertaria su quello che sta succedendo in Perù.
Chiediamo perciò ai nostri compagni libertari di organizzare mobilitazioni e manifestazioni fuori delle sedi diplomatiche peruviane in ogni paese, in coordinamento con altri settori in lotta, allo scopo di denunciare le azioni dello Stato e delle multinazionali in Perù.
Confidiamo nella solidarietà che ci caratterizza come rivoluzionari libertari, confidiamo nel fatto che faremo causa comune con i nostri fratelli indigeni, che gli faremo sapere che non sono soli, che la loro lotta è la nostra lotta, finché non avremo una società veramente fondata sulla piena libertà, sull'autonomia e sul progresso umano, senza sfruttati e senza sfruttatori.
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Le comunità indigene e dell'Amazzonia nella giungla peruviana (specialmente a Loreto, San Martín, Amazonas, Ucayali, Huánuco, Cuzco e Madre de Dios) stanno suonando ancora una volta i tamburi di guerra per la lotta e la resistenza contro la minaccia portata contro di loro dal modello economico neoliberista supportato dal governo peruviano (guidato dal partito Aprista).
Le comunità hanno lanciato un appello per la ribellione popolare con lo sciopero generale a tempo indeterminato che è in corso con grande partecipazione di massa dal 9 aprile di quest'anno. Le comunità sono dunque sul piede di guerra da oltre 50 giorni e questo è un chiaro esempio del loro valore, della loro capacità organizzativa e del loro eroismo.
Questo intenso processo di lotta degli indigeni dell'Amazzonia scaturisce dalle decisioni del governo peruviano, il quale contravvenendo ai trattati internazionali sottoscritti, sta sistematicamente violando la Convenzione dei Popoli Indigeni e Tribali, nota come Convenzione n°169, stabilita dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, con cui si sancisce la preventiva consultazione obbligatoria dei popoli indigeni su qualsiasi intervento di pianificazione riguardi le loro terre, convocando gli appositi organismi delle comunità.
In altre parole, il governo Aprista ha iniziato (o meglio, ha ricominciato) una nuova campagna di inopinata sottrazione, e di vendita alle multinazionali più generose, di terre che per storia e tradizione appartengono a tutte le comunità (Wajún-Wampis, Kichuas, Arabelas, Huaronis, Pananujuris, Achuar, Murunahus, or Chitonahuas, Cacataibos, Matsés, Candoshis, Shawis, Cocama-Cocamilla, Machiguengas, Yines, Asháninkas, Yaneshas ed altre, comprese le popolazioni "non contattate"), che oggi rivendicano il loro diritto ad esistere e resistere.
Il ruolo dello Stato peruvianoLa Legge n°20653, la Legge Generale sulla Comunità dei Nativi, che venne approvata nel giugno 1974 dal regime militare del generale Juan Velasco Alvarado, riconosce la "legale esistenza e la identità giuridica dei popoli indigeni dell'Amazzonia e dei loro territori, dichiarandoli inalienabili, irrevocabili ed inviolabili".
Questa legge venne confermata con la Costituzione del 1979. Ma è stata stralciata con un semplice tratto di penna dalla Costituzione di Fujimori nel 1993, per spianare la strada alla confisca ed al saccheggio delle terre ad opera dei governi successivi, aprendo così le porte al NAFTA (North American Free Trade Agreement), recepito con una legge effetto dei decreti esecutivi del secondo governo Aprista.Non dobbiamo dimenticare il fatto che con la Costituzione Fujimori del 1993 si lascia aperta la porta al saccheggio delle risorse del paese.
Quindi è chiaro che era già iniziato il lavoro per soffocare ed isolare le comunità, a tutto vantaggio dell'avidità delle multinazionali che ci guadagnavano in concessioni per l'estrazione di petrolio, gas, minerali, per il turismo ed il disboscamento in aree tradizionalmente appartenenti alle popolazioni che vivono in quelle terre.
In altre parole, veniva lastricata la strada perchè lo Stato potesse dichiarare che le terre dei popoli native erano "disponibili in base all'economia di mercato", ricorrendo a decreti esecutivi che bypassavano il Parlamento.Ancora una volta lo Stato peruviano si è dimostrato non essere altro che uno strumento di dominio e di sfruttamento nelle mani della classi sfruttatrici di questo paese, le quali stanno cercando di continuare il processo di esproprio non solo dei diritti politici, ma anche delle risorse dei popoli indigeni (nativi), che ora sono in rivolta contro il potere degli oppressori.
Come comunisti libertari, noi dichiariamo che il diritto alla libera autodeterminazione delle comunità dei nativi si esercita tramite il potere popolare, basato su principi comunitari, sull'utilizzo e sull'uso collettivo delle risorse naturali, nonché su quelle forme di lavoro e di benefici collettivi che sono stati tradizionalmente preservati in Amazzonia, sede di 31 dei 114 ecosistemi mondiali, sede del 95% delle foreste del Perù, importante fonte potenziale di acqua e delle risorse di energia idricaLa lotta dei popoli indigeni di Abya YalaNel contesto dello Sciopero Generale Popolare Indigeno, si è svolto nel Puno, una delle regioni meridionali del Perù, un importante meeting delle comunità native delle Ande.
Questo incontro è stato denominato 4° Summit Continentale dei Popoli Indigeni e delle Nazioni di Abya Yala e si è concluso il 31 maggio scorso, con un accordo unanime per il rispetto della madre terra e delle sue risorse naturali, con un forte respingimento della privatizzazione dell'acqua, della presenza delle multinazionali e del modello economico neoliberista..
Questo accordo è stato incluso nella "Dichiarazione di Mama Quta Titikaka" (il Lago Titicaca, sul confine tra Perù e Bolivia), con cui si lancia per giugno una mobilitazione dei vari organismi sociali ed indigeni, in difesa dei popoli dell'Amazzonia, insieme ad un appello per manifestazioni e proteste da fare sotto le sedi diplomatiche peruviane in ogni paese.
E' importante in sé, sottolineare la natura di questo vertice indigeno, che è stato del tutto autogestito, con un'organizzazione cara ai militanti libertari. Nelle Raccomandazioni Conclusive, il vertice auspice la "costruzione delle Comunità Plurinazionali dei Popoli, basate sull'autogoverno e sulla libera determinazione di ogni popolo".
Parimenti, si denuncia il ruolo della stampa ufficiale dedita alla disinformazione, allo snaturamento o al silenzio su quello che sta accadendo nella giungla peruviana, in evidente collusione con la corrente neoliberista all'interno del governo e con i suoi leaders: Alan García, vice-presidente ed ammiraglio in pensione responsabile dei massacri nelle carceri durante il primo governo Aprista negli anni '80;
Luis Giampietri, il primo ministro, Yehude Simon, già leader di sinistra che è stato persino imprigionato per le sue posizioni e che ora è il fedele custode della reazione Aprista.E' chiaro che per la borghesia che controlla lo Stato agli ordini dell'imperialismo, l'obiettivo è l'esproprio delle comunità.
Si tratta al tempo stesso di un piano per distruggere la struttura di organizzazione sociale e di relazioni che lega le comunità tra di loro ed alla terra, una organizzazione sociale e relazionale che collide nella sua essenza con la concezione occidentale della proprietà e che quindi diventa un freno alla voracità del capitalismo multinazionale che sta cercando di radicarsi in queste zone, usurpandone i diritti grazie all'intervento dello Stato per farne dei feudi in cui sia garantita la prosperità ed il dominio degli sfruttatori.
Il Presidente Alan García mente "subdolamente" quando dice che dei 63 milioni di ettari della giungla peruviana, solo 12 milioni appartengono alle comunità dell'Amazzonia; infatti sono invece 25 i milioni di ettari che appartengono alle comunità, come confermato da Alberto Piango, leader e maggiore esponente delle comunità in lotta, il quale è stato accusato di "minacciare la sicurezza nazionale e di danneggiamento dei servizi pubblici", insieme ad altri esponenti indigeni, Marcial Mudarra, i fratelli Saúl e Servando Puerta, Daniel Marzano e Teresita Antazu. Inoltre, Pizango è già stato incriminato per "ribellione, sedizione ed altre offese" dal Tribunale Criminale Provinciale di Lima e sta affrontando una terza incriminazione per "disturbo alla pace" presso il Tribunale Criminale Provinciale di Utcubamba, in Amazzonia.
E' chiaro che questa serie di accuse ed in generale la repressione giudiziaria e politica fanno parte degli sforzi dello Stato per criminalizzare tutte le proteste popolari, per reprimere le giuste rivendicazioni sociali, e quindi poter negativamente influenzare l'opinione pubblica rappresentando i nostri fratelli e le nostre sorelle indigeni del Perù nient'altro che come "vandali o selvaggi, ignoranti incapaci di capire il progresso che porta la globalizzazione".
Perciò, come libertari, crediamo che la lotta dei popoli indigeni, dell'Amazzonia e delle Ande, per la difesa della loro terra, del loro modo di organizzarsi, della loro cultura, sia parte di un programma minimo che comprende la conquista delle richieste dei popoli oppressi dallo Stato, dal capitalismo e dall'imperialismo.
Questa piattaforma minima dovrebbe essere basata sulla necessità di usare l'azione diretta allo scopo di cacciare le multinazionali dalle terre dei popoli native. E' in gioco l'integrità e la sostenibilità dell'habitat e dell'ecosistema della regione - il quale, va ricordato, è uno dei "polmoni" del pianeta- unica garanzia per far sì che ci sia uno sviluppo sostenibile ed un uso pianificato della flora e della fauna, sulla base dei criteri stabilità dalle comunità.
Inoltre, è necessaria un'azione di auto-difesa delle terre, che devono essere riportate alle condizioni originarie..Crediamo dunque che la vera ed attiva solidarietà con la lotta dei popoli indigeni e dell'Amazzonia, prenderà la forma della protesta popolare (agitazione, propaganda, scioperi sindacali e scioperi popolari, azione diretta, etc.), per essere incorporata in una piattaforma generale di lotta basata su quella dei popoli nativi.
Sostenere la giusta protesta dei popoli indigeni e dell'AmazzoniaCome comunisti libertari che non si aspettano nulla dallo Stato (se non la sua distruzione), noi stiamo con la lotta dei popoli nativi quale parte immediata di un progetto più ampio per la liberazione di tutti i popoli sfruttati, e quindi parte di una più ampia strategia o di un programma massimo per la rivoluzione sociale.Per questa ragione, dovremmo sostenere le rivendicazioni che nel breve termine servono a migliorare le condizioni di vita e ad agevolare l'organizzazione sociale, politica ed economica dei popoli indigeni, con lo scopo di affrontare lo Stato sfruttatore e distruggerlo dall'interno, costruendo quei nuclei di potere popolare che abbatteranno quel gigante dai piedi di argilla che è il capitalismo, ferito a morte a livello globale da una crisi globale che non può risolvere se, come noi vogliamo, è la borghesia che deve pagare questa crisi e non i lavoratori.
Per cui noi sosteniamo la lotta dei popoli dell'Amazzonia e delle loro varie comunità per cercare soluzioni immediate e per unirsi nelle seguenti rivendicazioni:· Abrogazione di tutte le leggi che danneggiano o violano gli interessi delle Comunità Native e Rurali: cancellazione della Legge n°29317, la legge sulle Foreste e le specie selvatiche, che è il prodotto di una modifica forzata e parziale del Decreto n°1090 (la "Legge della Giungla") e dei decreti correlati n°1089, 1064 e1020. In altre parole, i 99 decreti che sono stati imposti ai popoli senza averli consultati.
· Rispetto per l'autonomia e l'auto-determinazione delle comunità native e per la loro attiva partecipazione politica nel processo decisionale. La decisione finale sull'approvazione o meno di regolamenti legislativi o di contratti per le concessioni, deve essere presa tramite strumenti di democrazia diretta (assemblee popolari, referendum, etc.).
·
Benefici e servizi affinché le comunità ed i popoli nativi possano sviluppare le loro attività produttive, commerciali ed industriali, nella prospettiva del controllo diretto su questi processi da parte dei popoli stessi, basato sui principi dell'autogestione e della socializzazione.
· Benefici e servizi per promuovere e lanciare l'istruzione e la cultura all'interno delle comunità (per esse e da esse). Più scuole ed insegnanti qualificati per promuovere l'istruzione degli studenti nativi. In altre parole, sviluppo di un sistema educativo di alta qualità senza quelle tendenze alla competizione ed alla sopraffazione che il mercato mondiale del capitalismo richiede.
· Maggiori benefici derivanti dall'esplorazione ed estrazione di petrolio e gas da devolvere ai popoli nativi, insieme alla costruzione di ospedali, strade e tutte le infrastrutture necessarie, previo approvazione da parte dei popoli stessi, gestite dalle stesse comunità tramite strumenti che diano loro il pieno controllo sulla amministrazione di queste infrastrutture.
· Immediata cessazione della campagna di criminalizzazione della protesta che il governo Aprista e la Destra peruviana stanno portando avanti, insieme alla fine della repressione contro gli attivisti sociali e fine degli altri mezzi psicologici di distrazione di massa per spostare l'attenzione del paese dai suoi veri problemi sociali.
Solidarietà internazionale con la lotta dei popoli dell'Amazzonia in Perù!Immediata abrogazione del Decreto che viola la sovranità dei popoli indigeni!Per la libertà e la difesa del pensiero, della cultura e dell'auto-determinazione di tutti i popoli del mondo!Contro l'autoritarismo dello Stato, organizzazione e lotta dal basso!
Basta col NAFTA e con gli altri trattati capitalisti!Fuori dall'America Latina tutte le multinazionali imperialiste e tutte le basi militari americaneStop alla criminalizzazione della protesta; immediato rilascio degli arrestati nelle lotte!Lunga vita alle lotte eroiche dei popoli indigeni di Abya Yala!
Siamo tutti Amazzoni!
Lunga vita a coloro che lottano!
Lima, 5 June 2009Firmatari:
1.. Unión Socialista Libertaria (Lima, Peru)
2.. Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
domenica 7 giugno 2009
La nascita del laboratorio eco-ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino di Roma

L’idea di formare un laboratorio ambientale all’interno del Forte (così viene brevemente chiamato il c.s.o.a Forte Prenestino di Roma dai frequentatori) nasce durante la primavera del 2008, quando gli agricoltori dell’alta valle del fiume Sacco, del connettivo terra/Terra, hanno comunicato al laboratorio di interazione sociale del Forte, la necessità di compiere analisi chimico-biologiche dei terreni che coltivano e delle acque usate per l’irrigazione. Ricordo che l’alta valle del Sacco, situata in prossimità di Roma, è stata profondamente colpita dall’inquinamento da beta-esaclorocicloesano, un pesticida largamente usato fino all’anno 2000, a causa della gestione criminale del territorio dell’industria chimica, specialmente nella fase di stoccaggio dei rifiuti.
Tornando al laboratorio, questa richiesta ha contribuito in modo determinante ad aggregare persone di varie discipline scientifiche, interessate ad una gestione non mercificante dell’ambiente ed ha portato all’inizio di questo anno alla formazione del laboratorio.
Vari sono i progetti che il laboratorio eco-ambientale sta mettendo in campo, dal cercare di creare un piccolo laboratorio di analisi chimiche, che sia di supporto ai produttori agricoli di terra/Terra e non solo, al tentativo di diventare un punto di riferimento tecnico in grado di monitorare la qualità ambientale del nostro territorio a stretto contatto con tutti quei comitati autogestiti di cittadini che combattono il degrado ambientale imposto dall’attuale modello di sviluppo economico.
Il sogno principale è che questa nuovissima struttura orizzontale ed autogestita divenga un punto di riferimento ambientale per il nostro territorio. E, perché no, che possa diventare anche una forma di autoreddito per quelle giovani figure professionali che intendono mettere al servizio della collettività e non dei pescecani territoriali le loro competenze tecniche.
Attualmente il laboratorio è impegnato sul territorio aquilano colpito dal sisma del 6 Aprile, in contatto e collaborazione con le strutture autogestite di solidarietà presenti nel paese di Fossa (il collettivo di Epicentro Solidale e quello dello Spazio Libero 51), attraverso un lavoro di informazione e rilevamento del territorio.
L’intervento nel territorio aquilano è iniziato il 17 aprile 2009 a Fossa, con un’assemblea pubblica convocata dallo Spazio Libero 51 di L’Aquila e dai geologi del laboratorio eco-ambientale. Lì abbiamo cercato di informare i partecipanti riguardo le dinamiche geologiche che generano i terremoti e le cause principali che portano al collasso dei manufatti durante i terremoti stessi. Si è cercato, inoltre, di discutere gli scenari futuri possibili, marcando il dibattito su una ricostruzione eco-sensibile che porti ad una gestione autonoma del territorio, in virtù delle grandi potenzialità ecologiche territoriali.
Tutto questo in un clima pesantissimo di controllo centralizzato del territorio ad opera delle forze dell’ordine e in special modo ad opera della Protezione Civile, che ha trasformato i campi di accoglienza in veri e propri lager, dove le comunità locali non hanno alcun potere decisionale sulla gestione della vita delle tendopoli; dove anche ricevere la visita di qualcuno proveniente da fuori viene ostacolato con mezzi burocratici assurdi; dove tutto è deciso ed è sotto il controllo della Protezione Civile.
Tuttavia, da questa prima uscita pubblica del laboratorio è scaturito un primo documento informativo dal titolo “Terremoti e prevenzione”, il cui testo è reperibile per intero sia sul sito web della FdCA (http://www.fdca.it/), nella sezione dedicata ai temi ambientali, sia sul n.18 del 10 Maggio 2009 di Umanità Nova, oltre che essere stato fatto proprio da vari siti e blog di controinformazione.
Oltre a spiegare le cause geologiche che generano la maggior parte dei terremoti in Italia, nell’articolo vengono messe in risalto quelle che sono le colpe e le responsabilità dello Stato, delle amministrazioni e delle imprese private nella gestione tecnica del territorio italiano, specialmente dal punto di vista della prevenzione sismica, nelle aree dove la pericolosità in tal senso è elevata, ribadendo come ancora una volta il profitto di pochi sia stato considerato più importante del benessere e della sicurezza dell’intera comunità.
Altro argomento toccato nell’articolo è quello della incapacità, da parte degli organi statali preposti, sia politici che tecnico-scientifici, di organizzare aiuti tempestivi alla popolazione e la loro spocchiosa insensibilità alle opinioni non accademiche. Difatti, alle perplessità sollevate dal tecnico Giuliani, il gotha scientifico italiano ha risposto con supponente sicurezza, appellandosi al fatto che l’aumento dell’emissione del Radon e lo sciame sismico non per forza devono far pensare al verificarsi di un evento catastrofico. Questo è vero, spesso all’aumento dell’emissione del Radon e dell’attività sismica non segue un terremoto di grande energia, è anche vero che tutte le grandi scosse non sempre sono precedute da questi e altri fenomeni premonitori. Però, spesso i due fenomeni sono associati; allora perché non è stato applicato il sano principio di precauzione, coordinando almeno un piano operativo che prevedesse una maggiore tempestività dei soccorsi, ad esempio, col dislocamento strategico dei mezzi? Perché si è risolto il tutto con un’oretta di riunione dove sono state dette una serie di ovvietà sulla pericolosità della situazione, senza però decidere niente? (vedi il verbale della Commissione Grandi Rischi del 31 Marzo 2009 su http://abruzzo.indymedia.org/article/6327). E perché poi Bertolaso si è sentito in dovere di dare dell’imbecille al tecnico Giuliani, comunicando una denuncia per procurato allarme nei suoi confronti?. Chi è Bertolaso? Perché si è fatto un gran parlare degli sciacalli? Chi sono i veri sciacalli e speculatori del terremoto in Abruzzo? Dopo quello che è successo si potrebbe creare un precedente giudiziario denunciando la protezione civile per “MANCATO procurato allarme” o per “supponente e manifesto menefreghismo”?
Comunque, dopo l’assemblea e l’uscita dell’articolo è iniziato il lavoro sul campo dei geologi del laboratorio.
Fino ad ora sono state effettuate tre uscite nelle quali sono state verificate sperimentalmente alcune osservazioni contenute nel documento informativo “terremoti e prevenzione”.
L’intento del nostro lavoro sul campo è quello di scoprire i motivi per cui alcuni edifici hanno subito danni ed altri no. In generale possiamo dire che un edificio colpito da un sisma subisce danni in funzione di varie condizioni al contorno, di cui le principali sono: energia dinamica liberata dal terremoto (magnitudo); effetti locali di amplificazione delle onde sismiche; resistenza intrinseca all’edificio dovuta alle sue caratteristiche di deformabilità.
La prima condizione dipende dalla distanza dall’epicentro e diminuisce con questa e per un abitato piccolo come Fossa è la stessa per tutti gli edifici che lo compongono.
La seconda dipende dalle caratteristiche geologiche e topografiche del sito dove risiede il singolo edificio e può essere molto diversa anche per fabbricati molto vicini (anche vicini di pochissimi metri!).
La terza varia da edificio ad edificio e dipende dal tipo e dalla qualità dei materiali impiegati nella costruzione e dal tipo di struttura portante.
Capire quindi le cause che hanno provocato dei danni selettivi in un abitato come Fossa, o individuare le potenziali situazioni di pericolo futuro in senso dinamico, significa prendere in considerazione le ultime due condizioni al contorno citate: effetti locali di amplificazione sismica e tipologia dei materiali da costruzione e delle strutture.
Quindi durante il lavoro di rilevamento geologico che ci fornirà, appunto, la base geologica territoriale, facciamo anche delle osservazioni sulle tipologie costruttive distribuite sul territorio ed una catalogazione dei danni osservabili macroscopicamente.
Nella prima uscita, effettuata il 9 e 10 Maggio, questa metodologia lavorativa ci ha gia permesso di avere alcune conferme sperimentali a quanto dicevamo nella precedente relazione “Terremoti e prevenzione”, sia nel senso delle tipologie costruttive che delle caratteristiche locali geologiche.
Abbiamo avuto la conferma ad esempio che le vecchie case in muratura, se prive di qualsiasi opera irrigidente come ad esempio dei semplici cordoli in calcestruzzo a livello dei solai, sono le più vulnerabili alle sollecitazioni sismiche. Un’altra conferma è stata quella dei danni dovuti alle amplificazioni sismiche locali nel primo tratto della strada di entrata al paese provenendo da L’Aquila. Qui le abitazioni si trovano su una falda detritica di pendio che è caratterizzata da due diverse tipologie litologiche: una breccia di pendio più antica e prevalentemente cementata ed una falda detritica incoerente più giovane, sovrapposta alla precedente. Da prime osservazioni, gli edifici fondati sulla falda incoerente sembrano interessati da una maggiore diffusione dei dissesti.
Un altro elemento importante è stato l’individuazione di situazioni macroscopiche di vulnerabilità. Una di queste, a conferma di quanto dicevamo nel documento informativo, inerente l’inadeguatezza di certe strutture in calcestruzzo armato, specialmente se non costruite con determinati crismi, riguarda lo stato di degrado della struttura della Scuola elementare di Fossa. In essa l’armatura del calcestruzzo di uno dei pilastri d’angolo è venuta alla luce in seguito al distacco del copriferro provocato dalle vibrazioni del terremoto. Tali vibrazioni hanno avuto gioco facile in un copriferro evidentemente gia lesionato e distaccato dal resto dell’elemento in calcestruzzo, per l’incipiente corrosione di cui sono affetti i ferri d’armatura.
L’armatura della struttura portante della Scuola Elementare risulta fortemente corrosa ed in queste condizioni risulta molto vulnerabile di fronte agli sforzi orizzontali portati da un probabile futuro sisma, anche perché il processo corrosivo continuerà nel tempo con la conseguente e progressiva perdita di resistenza agli sforzi di taglio.
Nella seconda uscita di rilevamento geologico e strutturale a Fossa (16 Maggio) siamo riusciti a ispezionare la parte alta del paese grazie anche all’autorizzazione concessaci dal Comune di Fossa in seguito alla richiesta fattagli dai compagni dello “spazio libero 51”.
Grazie all’autorizzazione siamo stati accompagnati dai VVFF nella parte più alta del paese, dove abbiamo scoperto che i problemi sismici di Fossa non sono solo di natura strutturale costruttiva e microsismica ma anche geomorfologici.
Gia un sentore lo avevamo avuto osservando dal basso le tracce fresche di più di una frana che solcano le pendici orientali del monte che sovrasta il paese a ovest. Tuttavia è solo quando si arriva nella parte più alta del paese che si ha una visione più realistica della situazione.
La strada che sale dalla piazza più alta del paese e che porta verso il convento di S.Angelo, denominata “strada comunale dei frati”, è interrotta subito dopo l’incrocio con la “via del castello” da una frana di crollo costituita da blocchi calcarei delle dimensioni anche di alcuni metri. La frana ha interessato una litologia calcareo organogena, ricca di rudiste (fossili di molluschi di scogliera marina del periodo cretacico), sia intere che in frammenti, intensamente carsificata, sovrastante un’altra formazione, affiorante sul taglio della strada, caratterizzata da un calcare di aspetto “coroide” intensamente fratturato per cause tettoniche.
Tutto questo (l’intensa fratturazione tettonica, i fenomeni carsici superficiali e l’intervento degli agenti atmosferici) ha conferito all’intera parete rocciosa una scarsa compattezza su cui i movimenti sismici hanno avuto facile gioco nel provocare le frane di crollo.
A Fossa ciò introduce un nuovo elemento di pericolosità sismica, di carattere geomorfologico, che va a sommarsi alla inadeguatezza delle strutture costruttive e agli effetti locali geologici di amplificazione dinamica.
La messa in sicurezza dell’abitato non potrà quindi prescindere anche dal risanamento della parete rocciosa che sovrasta Fossa nella sua parte occidentale.
Nella terza, e per ora ultima, uscita di rilievi (30 e 31 Maggio) siamo andati sulla sommità del monte che sovrasta l’abitato di Fossa, dove è situato un antico castello medievale (il Castello di Ocre).
Qui oltre ad avere la conferma dello stato di estrema instabilità della parete rocciosa che sovrasta Fossa, con enormi massi lesionati e quasi staccati dalla parete, abbiamo potuto osservare i danni subiti dal castello. Praticamente il monumento ha subito crolli in tutte le sue porzioni, anche in quelle parzialmente ristrutturate in età recente. L’entità dei danni osservati è un’altra conferma della necessità di applicare sul territorio gli studi sugli effetti locali di amplificazione sismica.
Infatti è abbastanza chiaro che sui danni subiti dal castello, oltre alla vetustà della struttura, ha contribuito anche la sua particolare posizione topografica, caratterizzata dall’essere situato su una stretta cresta, dove fenomeni di riflessioni multiple possono causare il sovrapporsi delle onde sismiche con conseguente amplificazione dell’energia dinamica.
Per ora le poche uscite effettuate ci hanno permesso di appurare che la situazione di Fossa, pur non avendo subito grandi danni nell’abitato, è potenzialmente molto pericolosa e un suo recupero sarà complesso e dispendioso. Tanto è che si parla gia di un abbandono del paese per ricostruirlo in un altro sito. Quello che non si sa è: se e quanto una decisione del genere, se verrà presa, verrà condivisa e compartecipata con le comunità locali o se non sarà un altro comportamento da rullo compressore di uno Stato sempre più autoritario e accentratore.
In tal senso non può non far riflettere l’osservazione di un partecipante all’assemblea del 17 Aprile, che esprimeva la preoccupazione che lo Stato italiano, approfittando del sisma, mirasse in qualche modo allo spopolamento dell’area, in modo che un intero territorio fosse privo o quasi di opposizione, ad uso e consumo delle scellerate quanto autoritarie future scelte in campo di nuove centrali nucleari o di stoccaggio delle scorie prodotte nel “breve inverno nucleare italiano”.
Giugno 2009
I geologi del Laboratorio Eco-Ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino
Tornando al laboratorio, questa richiesta ha contribuito in modo determinante ad aggregare persone di varie discipline scientifiche, interessate ad una gestione non mercificante dell’ambiente ed ha portato all’inizio di questo anno alla formazione del laboratorio.
Vari sono i progetti che il laboratorio eco-ambientale sta mettendo in campo, dal cercare di creare un piccolo laboratorio di analisi chimiche, che sia di supporto ai produttori agricoli di terra/Terra e non solo, al tentativo di diventare un punto di riferimento tecnico in grado di monitorare la qualità ambientale del nostro territorio a stretto contatto con tutti quei comitati autogestiti di cittadini che combattono il degrado ambientale imposto dall’attuale modello di sviluppo economico.
Il sogno principale è che questa nuovissima struttura orizzontale ed autogestita divenga un punto di riferimento ambientale per il nostro territorio. E, perché no, che possa diventare anche una forma di autoreddito per quelle giovani figure professionali che intendono mettere al servizio della collettività e non dei pescecani territoriali le loro competenze tecniche.
Attualmente il laboratorio è impegnato sul territorio aquilano colpito dal sisma del 6 Aprile, in contatto e collaborazione con le strutture autogestite di solidarietà presenti nel paese di Fossa (il collettivo di Epicentro Solidale e quello dello Spazio Libero 51), attraverso un lavoro di informazione e rilevamento del territorio.
L’intervento nel territorio aquilano è iniziato il 17 aprile 2009 a Fossa, con un’assemblea pubblica convocata dallo Spazio Libero 51 di L’Aquila e dai geologi del laboratorio eco-ambientale. Lì abbiamo cercato di informare i partecipanti riguardo le dinamiche geologiche che generano i terremoti e le cause principali che portano al collasso dei manufatti durante i terremoti stessi. Si è cercato, inoltre, di discutere gli scenari futuri possibili, marcando il dibattito su una ricostruzione eco-sensibile che porti ad una gestione autonoma del territorio, in virtù delle grandi potenzialità ecologiche territoriali.
Tutto questo in un clima pesantissimo di controllo centralizzato del territorio ad opera delle forze dell’ordine e in special modo ad opera della Protezione Civile, che ha trasformato i campi di accoglienza in veri e propri lager, dove le comunità locali non hanno alcun potere decisionale sulla gestione della vita delle tendopoli; dove anche ricevere la visita di qualcuno proveniente da fuori viene ostacolato con mezzi burocratici assurdi; dove tutto è deciso ed è sotto il controllo della Protezione Civile.
Tuttavia, da questa prima uscita pubblica del laboratorio è scaturito un primo documento informativo dal titolo “Terremoti e prevenzione”, il cui testo è reperibile per intero sia sul sito web della FdCA (http://www.fdca.it/), nella sezione dedicata ai temi ambientali, sia sul n.18 del 10 Maggio 2009 di Umanità Nova, oltre che essere stato fatto proprio da vari siti e blog di controinformazione.
Oltre a spiegare le cause geologiche che generano la maggior parte dei terremoti in Italia, nell’articolo vengono messe in risalto quelle che sono le colpe e le responsabilità dello Stato, delle amministrazioni e delle imprese private nella gestione tecnica del territorio italiano, specialmente dal punto di vista della prevenzione sismica, nelle aree dove la pericolosità in tal senso è elevata, ribadendo come ancora una volta il profitto di pochi sia stato considerato più importante del benessere e della sicurezza dell’intera comunità.
Altro argomento toccato nell’articolo è quello della incapacità, da parte degli organi statali preposti, sia politici che tecnico-scientifici, di organizzare aiuti tempestivi alla popolazione e la loro spocchiosa insensibilità alle opinioni non accademiche. Difatti, alle perplessità sollevate dal tecnico Giuliani, il gotha scientifico italiano ha risposto con supponente sicurezza, appellandosi al fatto che l’aumento dell’emissione del Radon e lo sciame sismico non per forza devono far pensare al verificarsi di un evento catastrofico. Questo è vero, spesso all’aumento dell’emissione del Radon e dell’attività sismica non segue un terremoto di grande energia, è anche vero che tutte le grandi scosse non sempre sono precedute da questi e altri fenomeni premonitori. Però, spesso i due fenomeni sono associati; allora perché non è stato applicato il sano principio di precauzione, coordinando almeno un piano operativo che prevedesse una maggiore tempestività dei soccorsi, ad esempio, col dislocamento strategico dei mezzi? Perché si è risolto il tutto con un’oretta di riunione dove sono state dette una serie di ovvietà sulla pericolosità della situazione, senza però decidere niente? (vedi il verbale della Commissione Grandi Rischi del 31 Marzo 2009 su http://abruzzo.indymedia.org/article/6327). E perché poi Bertolaso si è sentito in dovere di dare dell’imbecille al tecnico Giuliani, comunicando una denuncia per procurato allarme nei suoi confronti?. Chi è Bertolaso? Perché si è fatto un gran parlare degli sciacalli? Chi sono i veri sciacalli e speculatori del terremoto in Abruzzo? Dopo quello che è successo si potrebbe creare un precedente giudiziario denunciando la protezione civile per “MANCATO procurato allarme” o per “supponente e manifesto menefreghismo”?
Comunque, dopo l’assemblea e l’uscita dell’articolo è iniziato il lavoro sul campo dei geologi del laboratorio.
Fino ad ora sono state effettuate tre uscite nelle quali sono state verificate sperimentalmente alcune osservazioni contenute nel documento informativo “terremoti e prevenzione”.
L’intento del nostro lavoro sul campo è quello di scoprire i motivi per cui alcuni edifici hanno subito danni ed altri no. In generale possiamo dire che un edificio colpito da un sisma subisce danni in funzione di varie condizioni al contorno, di cui le principali sono: energia dinamica liberata dal terremoto (magnitudo); effetti locali di amplificazione delle onde sismiche; resistenza intrinseca all’edificio dovuta alle sue caratteristiche di deformabilità.
La prima condizione dipende dalla distanza dall’epicentro e diminuisce con questa e per un abitato piccolo come Fossa è la stessa per tutti gli edifici che lo compongono.
La seconda dipende dalle caratteristiche geologiche e topografiche del sito dove risiede il singolo edificio e può essere molto diversa anche per fabbricati molto vicini (anche vicini di pochissimi metri!).
La terza varia da edificio ad edificio e dipende dal tipo e dalla qualità dei materiali impiegati nella costruzione e dal tipo di struttura portante.
Capire quindi le cause che hanno provocato dei danni selettivi in un abitato come Fossa, o individuare le potenziali situazioni di pericolo futuro in senso dinamico, significa prendere in considerazione le ultime due condizioni al contorno citate: effetti locali di amplificazione sismica e tipologia dei materiali da costruzione e delle strutture.
Quindi durante il lavoro di rilevamento geologico che ci fornirà, appunto, la base geologica territoriale, facciamo anche delle osservazioni sulle tipologie costruttive distribuite sul territorio ed una catalogazione dei danni osservabili macroscopicamente.
Nella prima uscita, effettuata il 9 e 10 Maggio, questa metodologia lavorativa ci ha gia permesso di avere alcune conferme sperimentali a quanto dicevamo nella precedente relazione “Terremoti e prevenzione”, sia nel senso delle tipologie costruttive che delle caratteristiche locali geologiche.
Abbiamo avuto la conferma ad esempio che le vecchie case in muratura, se prive di qualsiasi opera irrigidente come ad esempio dei semplici cordoli in calcestruzzo a livello dei solai, sono le più vulnerabili alle sollecitazioni sismiche. Un’altra conferma è stata quella dei danni dovuti alle amplificazioni sismiche locali nel primo tratto della strada di entrata al paese provenendo da L’Aquila. Qui le abitazioni si trovano su una falda detritica di pendio che è caratterizzata da due diverse tipologie litologiche: una breccia di pendio più antica e prevalentemente cementata ed una falda detritica incoerente più giovane, sovrapposta alla precedente. Da prime osservazioni, gli edifici fondati sulla falda incoerente sembrano interessati da una maggiore diffusione dei dissesti.
Un altro elemento importante è stato l’individuazione di situazioni macroscopiche di vulnerabilità. Una di queste, a conferma di quanto dicevamo nel documento informativo, inerente l’inadeguatezza di certe strutture in calcestruzzo armato, specialmente se non costruite con determinati crismi, riguarda lo stato di degrado della struttura della Scuola elementare di Fossa. In essa l’armatura del calcestruzzo di uno dei pilastri d’angolo è venuta alla luce in seguito al distacco del copriferro provocato dalle vibrazioni del terremoto. Tali vibrazioni hanno avuto gioco facile in un copriferro evidentemente gia lesionato e distaccato dal resto dell’elemento in calcestruzzo, per l’incipiente corrosione di cui sono affetti i ferri d’armatura.
L’armatura della struttura portante della Scuola Elementare risulta fortemente corrosa ed in queste condizioni risulta molto vulnerabile di fronte agli sforzi orizzontali portati da un probabile futuro sisma, anche perché il processo corrosivo continuerà nel tempo con la conseguente e progressiva perdita di resistenza agli sforzi di taglio.
Nella seconda uscita di rilevamento geologico e strutturale a Fossa (16 Maggio) siamo riusciti a ispezionare la parte alta del paese grazie anche all’autorizzazione concessaci dal Comune di Fossa in seguito alla richiesta fattagli dai compagni dello “spazio libero 51”.
Grazie all’autorizzazione siamo stati accompagnati dai VVFF nella parte più alta del paese, dove abbiamo scoperto che i problemi sismici di Fossa non sono solo di natura strutturale costruttiva e microsismica ma anche geomorfologici.
Gia un sentore lo avevamo avuto osservando dal basso le tracce fresche di più di una frana che solcano le pendici orientali del monte che sovrasta il paese a ovest. Tuttavia è solo quando si arriva nella parte più alta del paese che si ha una visione più realistica della situazione.
La strada che sale dalla piazza più alta del paese e che porta verso il convento di S.Angelo, denominata “strada comunale dei frati”, è interrotta subito dopo l’incrocio con la “via del castello” da una frana di crollo costituita da blocchi calcarei delle dimensioni anche di alcuni metri. La frana ha interessato una litologia calcareo organogena, ricca di rudiste (fossili di molluschi di scogliera marina del periodo cretacico), sia intere che in frammenti, intensamente carsificata, sovrastante un’altra formazione, affiorante sul taglio della strada, caratterizzata da un calcare di aspetto “coroide” intensamente fratturato per cause tettoniche.
Tutto questo (l’intensa fratturazione tettonica, i fenomeni carsici superficiali e l’intervento degli agenti atmosferici) ha conferito all’intera parete rocciosa una scarsa compattezza su cui i movimenti sismici hanno avuto facile gioco nel provocare le frane di crollo.
A Fossa ciò introduce un nuovo elemento di pericolosità sismica, di carattere geomorfologico, che va a sommarsi alla inadeguatezza delle strutture costruttive e agli effetti locali geologici di amplificazione dinamica.
La messa in sicurezza dell’abitato non potrà quindi prescindere anche dal risanamento della parete rocciosa che sovrasta Fossa nella sua parte occidentale.
Nella terza, e per ora ultima, uscita di rilievi (30 e 31 Maggio) siamo andati sulla sommità del monte che sovrasta l’abitato di Fossa, dove è situato un antico castello medievale (il Castello di Ocre).
Qui oltre ad avere la conferma dello stato di estrema instabilità della parete rocciosa che sovrasta Fossa, con enormi massi lesionati e quasi staccati dalla parete, abbiamo potuto osservare i danni subiti dal castello. Praticamente il monumento ha subito crolli in tutte le sue porzioni, anche in quelle parzialmente ristrutturate in età recente. L’entità dei danni osservati è un’altra conferma della necessità di applicare sul territorio gli studi sugli effetti locali di amplificazione sismica.
Infatti è abbastanza chiaro che sui danni subiti dal castello, oltre alla vetustà della struttura, ha contribuito anche la sua particolare posizione topografica, caratterizzata dall’essere situato su una stretta cresta, dove fenomeni di riflessioni multiple possono causare il sovrapporsi delle onde sismiche con conseguente amplificazione dell’energia dinamica.
Per ora le poche uscite effettuate ci hanno permesso di appurare che la situazione di Fossa, pur non avendo subito grandi danni nell’abitato, è potenzialmente molto pericolosa e un suo recupero sarà complesso e dispendioso. Tanto è che si parla gia di un abbandono del paese per ricostruirlo in un altro sito. Quello che non si sa è: se e quanto una decisione del genere, se verrà presa, verrà condivisa e compartecipata con le comunità locali o se non sarà un altro comportamento da rullo compressore di uno Stato sempre più autoritario e accentratore.
In tal senso non può non far riflettere l’osservazione di un partecipante all’assemblea del 17 Aprile, che esprimeva la preoccupazione che lo Stato italiano, approfittando del sisma, mirasse in qualche modo allo spopolamento dell’area, in modo che un intero territorio fosse privo o quasi di opposizione, ad uso e consumo delle scellerate quanto autoritarie future scelte in campo di nuove centrali nucleari o di stoccaggio delle scorie prodotte nel “breve inverno nucleare italiano”.
Giugno 2009
I geologi del Laboratorio Eco-Ambientale del c.s.o.a. Forte Prenestino
LAVORO E MORTE.

In un cantiere di lavoro si è sempre in guerra. Si è in guerra col compagno incapace perché ti rallenta, con quello che parla sempre perché ti distrae e ti infastidisce, con chi tenta sempre e comunque di fare il furbo lavorando meno di te perché non si può fare anche il suo lavoro, con l’infame che riporta tutto al superiore perché si rischia qualche richiamo, con il capo squadra perché rompe continuamente e non ti lascia respirare un attimo.
Ma mai, mai si è in guerra con il padrone, mica si è scemi. Si perché, il padrone ti da la possibilità di lavorare, di riscattarti e poco importa se ti da un salario da fame, se si trattiene dalla tua busta paga gli assegni familiari, la tua cassa edile o altro ancora.
Poco importa se rischi, sistematicamente ogni giorno, la tua vita perché bisogna risparmiare sulla sicurezza in nome della produzione e del profitto. E tutto questo spesso accade anche se hai la fortuna di avere un lavoro regolare. Mentre se lavori in nero, come avviene nella maggior parte dei luoghi di lavoro al sud, lì è “normale” che tutto ciò accada, è scontato.
Ed il problema principale è che tutti sanno, e tutti fanno finta di non vedere.
In un cantiere di lavora si è sempre in guerra e come tutte le guerre ci sono sempre dei morti, solo che a cadere. . . sono gli operai.
F.sco63
F.sco63
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